Tre deportati ricordati a San Pier d'Isonzo, ecco le Pietre d'inciampo per Buttignon, Moratti e Zorzet

Tre deportati ricordati a San Pier d'Isonzo, ecco le Pietre d'inciampo per Buttignon, Moratti e Zorzet

LA POSA

Tre deportati ricordati a San Pier d'Isonzo, ecco le Pietre d'inciampo per Buttignon, Moratti e Zorzet

Di Sofia Bezzon e Paola Cistriani • Pubblicato il 24 Apr 2026
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Cerimonia in ricordo dei tre partigiani morti a Dachau. Pironi, «le pietre rappresentano il ritorno a casa».

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Nella mattina di oggi, 24 aprile, a San Pier d'Isonzo nella piazzetta antistante al comune, si è tenuta la cerimonia di posa delle pietre d'inciampo dedicate a Cesare Buttignon, Giovanni Moratti e Eugenio Zorzet, tutti e tre partigiani sanpierini della Divisione Garibaldi Natisone. A segnare l'inizio della cerimonia è stata l'esibizione di Sara Tomizza con 4 brani tradizionali della Resistenza. Partecipato il momento, al quale hanno preso parte vari esponenti dell'amministrazione, il presidente ANPI provinciale, Enio PironiResponsabile provinciale ANED, Libero Tardivo e la classe quinta della scuola primaria G.Venezian.

A seguire ha preso parola la sindaca Denise Zucco la quale ha sottolineato che «la posa delle pietre è un richiamo potente per non dimenticare il prezzo che è stato pagato per dare vita alla nostra democrazia». Dopodiché ha continuato Pironi ha puntualizzato tramite la lettura di un estratto del libro „Necropoli“, di Boris Pahor l'importanza del ricordo e fare in modo che non si ripeta mai più.

La prima pietra posata è stata dedicata a Cesare Buttignon deportato nel campo di concentramento di Dachau nel dicembre 1944, successivamente risultato disperso. La seconda e la terza invece sono state dedicate a Giovanni Moratti e Eugenio Zorzet, ex membri della Sipo/SD di Trieste, entrambi deceduti nel campo di Dachau. A commemorarne la memoria erano presenti i discendenti Buttignon Valnea, Raza Annalisa, Buttignon Orietta, Zorzet Livio.

In chiusura la lettura dei bambini dove hanno raccontato le loro impressioni sulle testimonianze di Libero Tardivo che ha dichiarato che «per combattere l'odio serve partecipazione attiva nel mondo della società». Infine Tardivo ha voluto consegnare alla sindaca una tessera d'onore e il fazzoletto con un triangolo rosso che marcava i deportati politici.

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