LA PRESENTAZIONE
Tendone gremito per l'ultimo libro di Cisint a Geografie: «Il silenzio è resa»
Fausto Biloslavo ricostruisce gli ultimi aggiornamenti della guerra tra Iraq e Iran. L'ex sindaca richiama al rispetto della legge e della Costituzione, «sopra la legge coranica».
Oltre un’ora di presentazione per l’eurodeputata e già sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, che, dal palco di Geografie, la rassegna culturale e letteraria della Città dei Cantieri, ha lanciato il suo ultimo lavoro editoriale. Si tratta di “La minaccia di Allah”, titolo già di per sé esaustivo e che ha generato, a inizio e termine dell’evento, qualche accesa contestazione della quale il nostro quotidiano dà contezza in un articolo ad hoc (la cronaca della contestazione si può leggere qui). Accanto a Cisint, in un gremito tendone nella centrale Piazza della Repubblica, il moderatore Lucio Gregoretti e il giornalista Fausto Biloslavo, rientrato da poche ore dalla città irachena di Erbil. Proprio Biloslavo ha raccontato di come abbia potuto «toccare con mano nel Kurdistan la tipologia del conflitto». Tra gli episodi raccontati dall’inviato de Il Giornale anche quanto vissuto dal contingente italiano nelle vicinanze proprio della città irachena dove la base è stata colpita da un attacco kamikaze.
Dalla fine di febbraio 2026 la città è stata colpita ripetutamente da missili e droni lanciati da Teheran e da milizie filoiraniane, diretti soprattutto contro basi militari occidentali, infrastrutture strategiche e gruppi curdi ostili all’Iran. Gli attacchi – oltre 70 solo nei primi giorni – hanno coinvolto anche l’aeroporto internazionale e installazioni dove operano forze della coalizione, inclusi contingenti italiani ed europei, provocando vittime tra i combattenti curdi e spingendo diversi Paesi a evacuare parte del personale. In questo contesto, la popolazione vive tra sirene, esplosioni e blackout, mentre il governo regionale curdo cerca di non farsi trascinare direttamente nel conflitto, pur subendo le conseguenze di una guerra che si combatte anche sul suo territorio. L’episodio più recente è un attacco che ha ucciso almeno sei peshmerga nei pressi della città, segnale di una tensione ancora alta e senza una chiara prospettiva di de-escalation.
«Penso che questa guerra – così ancora Biloslavo – non sia di semplice definizione ma quello che è chiaro è l’impatto che ha sulla nostra società. Pensiamo, ad esempio, ai porti di Trieste, di Venezia e di Gioia Tauro. In ogni caso è un clima delicato e pericoloso. Sicuramente una guerra di cui non sentivamo il bisogno».
«Il tema del mio libro – ha evidenziato Cisint – è l’Islam politico e parlare di come la radicalizzazione si stia diffondendo anche in Italia. L’intelligence francese lo ha più volte evidenziato con vari rapporti presentati all’establishment presidenziale dell’Eliseo. Ci hanno tra l’altro già avvisato che si è espansa anche in Italia tramite finanziamenti alle moschee irregolari».
Tra i punti che l’ex sindaca ha voluto più volte toccare quella della «difficile integrazione alle leggi dello Stato. I radicali tra legge statale e legge coranica scelgono sempre la legge coranica». Cisint ha raccontato di aver riportato all’interno del proprio libro, che vede la prefazione di Mario Giordano e la cura di Matteo Carnieletto, pubblicato per i tipi della Signs Books, quattro storie di giovani donne obbligate dalle famiglie a matrimoni combinati e «ad abbassare lo sguardo quando parlava con altre persone, la maledizione sui figli nel caso non avessero sposato chi era stato loro assegnato. È la morte dell’individuo. Tre di queste sono del nostro territorio e ho dovuto cambiare loro il nome per tutelarle».
Il tema della legge è stato più volte ribadito sia per quanto riguarda la necessità di «siglare un accordo con l’UCOOI per le persone di fede musulmana e per poter poi lavorare per le loro strutture». L’attacco, però, si è poi spostato verso la situazione cittadina: «Monfalcone rappresenta l’esempio della radicalizzazione islamica e il pericolo che ne consegue, è un simbolo.
L’ex sindaca è sotto scorta dal febbraio del 2024 per minacce, l’ultima delle quali, sempre di morte, è arrivata l’altro ieri sui social, come conferma lei stessa. «Il silenzio è resa – ha proseguito – e questa radicalizzazione arriva lentamente con armi diverse dalla spada ma con inserimento nelle associazioni culturali, sportive, attraverso il condizionamento del tessuto sociale. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il diritto di culto».
Fondamentale il passaggio anche sulla Rotta Balcanica dalla quale «passa di tutto e non solo la povera gente», ha ricordato Fausto Biloslavo cui ha fatto eco Cisint ribadendo come «l’accettazione passiva è resa e tutti noi vogliamo il rispetto che i nostri nonni hanno guadagnato combattendo. Abbiamo una responsabilità sociale come cittadini nel nostro Paese. Il Caso Monfalcone è emblematico di come, a livello europeo, l’immigrazione economica è stata sfruttata per distruggere i diritti dei lavoratori», ha concluso Cisint.
Foto di Fabio Bergamasco
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