Resurrexit, il canto dell’Alleluia apre la Pasqua in Cattedrale a Gorizia

Resurrexit, il canto dell’Alleluia apre la Pasqua in Cattedrale a Gorizia

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Resurrexit, il canto dell’Alleluia apre la Pasqua in Cattedrale a Gorizia

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 05 Apr 2026
Copertina per Resurrexit, il canto dell’Alleluia apre la Pasqua in Cattedrale a Gorizia

Celebrazione nella Metropolitana con don Markežič. «Il sepolcro vuoto indica ancora amore nel mondo». Presente anche Redaelli al rito antico della comunità slovena.

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Il triplice canto dell’Alleluia ha segnato anche quest’anno, nelle prime ore del mattino, l’inizio della Solennità di Pasqua nella Chiesa Metropolitana di Gorizia, rinnovando uno dei momenti più suggestivi e identitari della tradizione liturgica locale. Il “Resurrexit”, celebrato dalla comunità cattolica slovena da tempo immemore, si è svolto in un clima raccolto e partecipato, tra il silenzio carico di attesa e l’esplosione della gioia pasquale.

A presiedere la celebrazione è stato don Marijan Markežič, affiancato da monsignor Nicola Ban, parroco dell’Unità pastorale “Porta Aperta” mentre tra i presenti vi era anche l’amministratore apostolico monsignor Carlo Redaelli. Il rito, che rievoca simbolicamente l’uscita di Cristo dal sepolcro, ha visto il momento centrale proprio nell’intonazione dell’Alleluia, capace di attraversare la chiesa e coinvolgere i fedeli in una dimensione intima e contestualmente comunitaria.

Nell’omelia, don Markežič ha offerto una riflessione che ha intrecciato il significato evangelico con la realtà contemporanea. «La tomba vuota non significa che non ci saranno più tragedie – ha detto – ma vuole indirizzare la vita di ciascuno verso il bene. In una società di odio e guerra, il sepolcro vuoto è il simbolo che nel mondo ha ancora amore». Un messaggio che ha richiamato con forza il valore della speranza cristiana anche in tempi segnati da conflitti e divisioni.

Il sacerdote ha poi richiamato l’immagine evangelica delle donne davanti al sepolcro, interrogandosi sul senso di quella pietra già rimossa «duemila anni fa», invitando i fedeli a iniziare ogni giornata «nel nome della Trinità». Con un linguaggio capace di parlare anche ai più giovani, ha accostato il significato della Pasqua a quello di una finale sportiva, «nella quale Cristo è vincitore», sottolineando come la luce della risurrezione trasformi il buio del Venerdì santo in una vittoria definitiva.

Non è mancato un richiamo alla coerenza della vita cristiana: «Se siamo freddi nel nostro modo di vivere, allora c’è qualche problema con la nostra fede». Da qui l’invito ad annunciare con maggiore convinzione il messaggio pasquale, soprattutto «tra chi ha fede debole», ricordando le parole di Gesù: «Non abbiate paura».

La celebrazione si è così conclusa con l’auspicio che «la luce di Cristo possa illuminare tutti», mentre il rito del Resurrexit ha confermato ancora una volta il suo valore non solo religioso, ma anche culturale e identitario per la comunità goriziana, capace di custodire e tramandare gesti antichi che continuano a parlare al presente.

A rendere ancora più ricco il significato pasquale, in questo caso così come in altre comunità locali da San Floriano a Piedimonte fino a Lucinico e San Rocco, è la presenza, in molte comunità di origine aquileiese, della processione eucaristica pasquale, storicamente legata proprio al Resurrexit. Si tratta di una processione “teoforica”, cioè con l’Eucaristia portata solennemente, sviluppatasi nel Medioevo per accompagnare il passaggio tra la veglia del Sabato santo e la messa di Pasqua. In essa il celebrante, dopo aver prelevato con «massima reverenza» il Santissimo dal sepolcro simbolico, guidava il corteo mentre veniva cantato l’annuncio della risurrezione, rendendo visibile ai fedeli il mistero pasquale.  

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