Piano Oncologico, la mobilitazione del Pd: «Basta impoverimenti sanitari su Gorizia e Monfalcone»

Piano Oncologico, la mobilitazione del Pd: «Basta impoverimenti sanitari su Gorizia e Monfalcone»

LA MOZIONE

Piano Oncologico, la mobilitazione del Pd: «Basta impoverimenti sanitari su Gorizia e Monfalcone»

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 14 Feb 2026
Copertina per Piano Oncologico, la mobilitazione del Pd: «Basta impoverimenti sanitari su Gorizia e Monfalcone»

I dem Vito, Fasiolo, Moretti e altri colleghi di partito richiamano l'articolo 32 della Costituzione. L'istanza verrà depositata nei rispettivi Consigli Comunali.

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Contro il depauperamento dell’offerta sanitaria si sta mobilitando il Partito Democratico, che presto depositerà una mozione nei Consigli comunali di Gorizia e Monfalcone a tutela del presidio ospedaliero delle due sedi. Si è svolta al Bar Torino nella mattinata di oggi – 14 febbraio – la conferenza stampa di presentazione della mozione a difesa del monfalconese e del capoluogo isontino, in risposta ad «attività che penalizzano i servizi del territorio» e a seguito del Piano Oncologico approvato dalla giunta regionale nel gennaio del 2025. Una direzione pericolosa, quella imboccata dalla sanità italiana, che sta via via scivolando verso l’accentramento con il rischio sempre più evidente di emulare il “modello americano”. Nel quale i servizi sono garantiti a quanti possono permetterselo piuttosto che all’intera cittadinanza come finora previsto in Italia. Scudo della salute intesa come «diritto fondamentale dell’individuo» è l’articolo 32 della nostra Costituzione, che opera a interesse e salvaguardia della collettività.

E tuttavia «la sanità pubblica italiana è fondata sui principi di universalità, equità, solidarietà – si legge nel testo della mozione – che oggi rischiano di non essere applicati se le scelte operate portano a un impoverimento dell’offerta di servizi a tutela della salute dei cittadini, a partire dai più fragili». «Riteniamo che un ospedale di qualità passi anche attraverso servizi che vadano incontro alle fragilità – rimarca la segretaria del Pd provinciale Sara Vito – piuttosto che all’accentramento dei due grandi plessi di Gorizia e Trieste». E nell’auspicare una collaborazione anche da parte della maggioranza, invoca a gran voce «misure concrete e urgenti». «Questa mozione riprende la valutazione verso l’area isontina e il destino degli ospedali “Spoke” – interviene il capogruppo consiliare regionale e comunale del Pd monfalconese Diego Moretti – arricchita da una novità: all’interno della maggioranza regionale abbiamo assistito a una positiva articolazione della Lega contro l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi. Staremo a vedere, se a Monfalcone la Lega sarà coerente con il nostro documento».

L‘inasprimento delle critiche da parte dell’area Cisint si erano di recente manifestate verso il presidente della regione Massimiliano Fedriga e lo stesso Riccardi: «Il futuro degli ospedali “Spoke” e la necessità di non impoverirli è un tema di interesse generale – riprende Moretti – quindi sarà da valutare se il commissariamento della Lega verso Riccardi e Fedriga verrà davvero riconfermato». A ricordare la recente interpellanza del consigliere Dem Franco Perazza è stato il capogruppo di Gorizia Marco Rossi: «Non più tardi di una settimana fa Perazza ha posto un’interrogazione sul Piano oncologico – sottolinea – e la risposta dell’assessore Silvana Romano è stata: “Mi sento tranquilla, perché non sarà una riduzione ma una riorganizzazione”. La ritengo una sottovalutazione da parte della maggioranza». «Questa città è stata Capitale europea della cultura – prende la parola la consigliera regionale Laura Fasiolo – ma ha una governance incapace di rispondere alle esigenze dei suoi cittadini, né è capace di difendere le proprie eccellenze. Su questo punto siamo irremovibili, ed è importante che l’intero isontino sia unitario s’una posizione chiara e priva di ambiguità». Mentre il primo cittadino Rodolfo Ziberna aveva evidenziato la necessità di gestire «operazioni complesse e pazienti fragili» in strutture maggiormente attrezzate, la responsabile provinciale Salute Adriana Fasiolo non ci sta: «Credo ci sia poco da aggiungere – riflette riferendosi alla dichiarazione del sindaco - perché una cistectomia non è un intervento semplice, ma è frutto di un’esperienza acquisita dalla nostra équipe di Gorizia: valori aggiunti che non possono andare persi. Il nostro interesse è la salute dei cittadini, che va difesa».

Concorde il segretario del circolo della città Davide Trevisan, secondo il quale «il tema è fondamentale, perché si continua a togliere qualcosa a Gorizia. Lo stesso piano oncologico vale per alcuni ospedali e non per altri: per quanto riguarda gli interventi alla vescica, è la seconda volta che chiediamo di non trasferire l’Urologia. Al di là dell’aspetto politico, è un tema che riguarda la salute di tutti i cittadini». Numeri alla mano, il reparto di Urologia supera di gran lunga il valore soglia dei venti interventi attestandosi sui 25 – 26 operazioni all’anno. «Trieste – prosegue Fasiolo - ha un valore soglia inferiore al nostro. Le scelte del Piano Oncologico sono improntate sui volumi, e anche i numeri ci danno ragione». Diverso è il discorso per interventi riguardanti il carcinoma del colon-retto, che a Monfalcone sono rimasti a 48 sfiorando soltanto la soglia dei 50, correndo così il rischio di essere inglobati dal polo di Cattinara. «La nostra struttura perderebbe prestigio – spiega riferendosi a Gorizia – con il rischio di marginalizzare l’ospedale», depotenziando un’équipe cresciuta negli anni con l’insegnamento nonché grande esperienza dell’urologo padovano Zattoni. «La questione – conclude Moretti – è che nella maggioranza regionale si è ormai aperta una faglia. C’è solo da capire se è reale o soltanto “finzione”».  (Foto, Rossana D'Ambrosio

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