LA COMMEMORAZIONE
Oltre trenta voci per 1117 nomi: così Cormons ricorda le vittime di mafia
La 31esima Giornata della memoria e dell'impegno ha portato in piazza Libertà associazioni, scuole e istituzioni del territorio isontino. Presenti i familiari di Eddie Walter Max Cosina, agente della scorta di Borsellino originario del Friuli.
Erano in più di trenta, i lettori che ieri pomeriggio si sono alternati al microfono in piazza Libertà a Cormons, ognuno a rappresentare una realtà del territorio — associazioni, scuole, istituzioni — ognuno a portare qualche nome. Sono 1.117 in tutto, le vittime innocenti delle mafie censite da Libera: letti uno per uno, in ordine cronologico, dalla fine dell'Ottocento fino a oggi. Un'ora di nomi, di silenzi, di storie interrotte.
È la 31esima edizione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera contro le mafie e riconosciuta dallo Stato italiano con la legge n. 20 del 2017. Si celebra ogni anno il 21 marzo, primo giorno di primavera, scelto come simbolo di rinascita. Quest'anno l'evento nazionale principale si è tenuto a Torino; sul territorio isontino, il coordinamento provinciale di Libera Gorizia — alla sua sesta edizione consecutiva in questa veste — ha scelto Cormons come sede locale, con una partecipazione numerosa da parte della cittadinanza.
Tra i nomi letti, quelli di Maxime Susini, attivista ambientalista ucciso in Corsica nel 2019 dopo essersi opposto a contesti mafiosi, e di Adnan Siddique, sindacalista pakistano assassinato nel 2020 a 31 anni dopo aver denunciato situazioni di sfruttamento. Storie lontane geograficamente, ma vicine nel segno comune del coraggio e del prezzo pagato per averlo esercitato.
Particolarmente sentita la presenza dei familiari di Eddie Walter Max Cosina — per tutti Max — agente della scorta del giudice Paolo Borsellino, originario di Muggia, caduto nella strage di via d'Amelio il 19 luglio 1992 insieme a Borsellino e agli altri agenti: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. La nipote e la sorella di Cosina hanno portato la loro testimonianza diretta, offrendo alla piazza il volto concreto di una perdita che riguarda anche questa regione.
Lo slogan dell'edizione 2026, "Fame di verità e giustizia", richiama un impegno che non si esaurisce nella commemorazione. «Il 21 marzo è il momento più visibile — ha detto Bernardo De Santis, volontario di Libera presente alla manifestazione — ma è anche la giornata in cui sentiamo più forte la responsabilità di quello che facciamo tutto l'anno. Ogni nome letto è una storia che non deve essere dimenticata, e ogni persona presente in piazza è un segnale che la società civile c'è e non si rassegna».
Durante la conferenza stampa di presentazione dell'evento era già stato sottolineato con chiarezza che il Friuli Venezia Giulia non è immune dal fenomeno: sfruttamento del lavoro, caporalato, traffici illeciti e riciclaggio sono realtà presenti anche in questa regione, con indagini sempre più frequenti a confermarlo. «Non possiamo fare finta di niente», era stato detto. Ieri, in piazza, qualcuno ha scelto di non farlo.
A chiudere il pomeriggio, la proiezione del video della manifestazione nazionale di Torino, per unire simbolicamente il momento locale a quello che centinaia di migliaia di persone stavano vivendo nel resto d'Italia.
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