LA CERIMONIA
Monfalcone ricorda il dramma delle foibe e l’esodo al Monumento ai Caduti
Autorità civili, militari e religiose riunite in via Fratelli Rosselli per onorare le vittime italiane dell'odio ideologico titino. Banello, «una tragedia che non deve essere dimenticata».
Si è svolta stamane, martedì 10 febbraio, davanti al Monumento ai Caduti di via Fratelli Rosselli a Monfalcone, la tradizionale cerimonia commemorativa dedicata alle vittime italiane che, tra il 1943 e il 1945, furono espulse, uccise e infoibate dai partigiani titini. L’iniziativa si inserisce nel contesto della Giornata del Ricordo, ricorrenza istituita dal 2004 per conservare e rinnovare la memoria di una delle pagine più dolorose della storia nazionale: la tragedia delle foibe e il drammatico esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, costretti improvvisamente ad abbandonare le proprie terre, le case e le radici culturali a seguito degli eventi del secondo dopoguerra.
L’evento, guidato dalla voce del membro UNUCI Guido Spanghero, ha preso vita con l’ingresso del gonfalone della città, seguito – dopo l’alzabandiera – dalla deposizione di una corona d’alloro da parte dell’amministrazione comunale.
A richiamare il valore di quest’ultima è stato il parroco di Monfalcone, don Flavio Zanetti: «Un gesto carico di significato quello di oggi – ha spiegato – partendo proprio da questi ricordi spiacevoli è necessario non doverli più replicare in futuro e creare un mondo più libero e pacifico».
È seguita poi la lettura, da parte della consigliera comunale Ermenegilda Aloisio, della poesia Le buche del Carso del poeta Pierpaolo Freschi, che ha affrontato i temi della perdizione e della violenza, definendo la situazione dell’epoca come «un’eterna condanna».
Interventi anche da parte del Comune, rappresentato nell’occasione dall’assessore Fabio Banello: «Quella che ricordiamo oggi è un'enorme tragedia legata al complesso periodo della Seconda Guerra Mondiale – ha approfondito – una terribile pulizia etnica che ha punito ingiustamente tantissimi individui che l’unica colpa che avevano era quella di essere italiani». Approfondita, nel discorso dell’assessore, anche la storia di Norma Cossetto, giovane donna barbaramente torturata e poi infoibata nel settembre del 1943.
«Coloro che ricordiamo sono delle vere e proprie vittime dell'odio ideologico – conclude Banello – parti della storia che non devono in nessun modo essere dimenticate dai giovani».
A chiudere gli interventi è stato invece l’assessore regionale Sebastiano Callari: «Il 10 febbraio rappresenta una pagina dolorosa della nostra storia – ha dichiarato – siamo tutti qui riuniti per poter celebrare coloro che sono morti per la nostra patria, i quali erano senza nessuna colpa e ai quali è stato strappato tutto da Tito».
Alla cerimonia erano presenti anche gli alunni di due sezioni dell’Istituto Comprensivo Randaccio di Monfalcone, l’assessore comunale Giuliana Garimberti e i consiglieri comunali Francesco Volante e Michela Percuzzi.
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