l’esperimento
Monfalcone introduce il Coprifuoco Linguistico: italiano al mattino, inglese e bisiaco nel pomeriggio
Via libera alla sperimentazione per favorire integrazione e identità locale. L’idea nasce da uno studio nord-europeo che ha ricevuto il prestigioso premio ‘Giovanin dei usei’.
Monfalcone si prepara a diventare un laboratorio linguistico a cielo aperto: è stata, infatti, approvata in via sperimentale una delibera, la 506 del 01.04.2026, che introduce le cosiddette “fasce linguistiche” nell’arco della giornata, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’integrazione tra le diverse comunità presenti in città e, allo stesso tempo, valorizzare le radici locali. Si tratta, nella pratica, di un vero e proprio Coprifuoco linguistico.
Il meccanismo, almeno sulla carta, è semplice: nelle ore del mattino, fino alle 13, negli uffici pubblici, nei servizi e nelle attività commerciali sarà richiesto l’uso prevalente della lingua italiana. Nel pomeriggio, invece, spazio anche all’inglese come lingua veicolare, affiancato dal dialetto bisiaco, indicato nel testo come elemento identitario del territorio. Alla sera, invece, dopo le 18, ognuno potrà liberamente utilizzare il veicolo linguistico più consono. I momenti saranno scanditi dal campanile del duomo di Monfalcone e dalla chiesa della Marcelliana mediante l’utilizzo di appositi suoni dalle torri campanarie.
La misura, precisano dall’amministrazione, non avrà inizialmente carattere sanzionatorio ma “educativo e orientativo”, con campagne informative e il coinvolgimento di scuole, associazioni e categorie economiche. Non si esclude tuttavia, in una fase successiva, l’introduzione di “forme simboliche di richiamo” per chi non rispetterà le indicazioni nelle fasce orarie previste.
«Non si tratta di imporre, ma di accompagnare un processo», spiega il sindaco, Luca Fasan, contattato dalla nostra redazione, che prosegue: «L’uso consapevole delle lingue può contribuire a ridurre incomprensioni e tensioni sociali. L’introduzione dell’inglese, in particolare, viene motivata come strumento neutro di comunicazione tra comunità diverse, mentre il bisiaco assume un ruolo di collante culturale».
Il progetto nasce da uno studio condotto in collaborazione con l’università nord-europea Universitetssenteret på Svalbard, l’UNIS, di Longyearbyen, nelle Svalbard, specializzata in politiche linguistiche urbane. A ideare il modello, viene indicato, è stata la studentessa Ingrid Solheim che ha sviluppato il caso Monfalcone come progetto pilota, ottenendo anche il riconoscimento accademico cittadino “Giovanin dei usei”, assegnato ai migliori lavori dedicati alla valorizzazione delle identità locali in contesti multiculturali.
Le reazioni in città non si sono fatte attendere. Tra i commercianti c’è chi intravede un’opportunità, soprattutto per il rapporto con i clienti stranieri, e chi invece teme complicazioni nella gestione quotidiana. Più articolata la posizione delle associazioni, che da un lato apprezzano il tentativo di trovare strumenti innovativi, dall’altro invitano a non sottovalutare il rischio di creare nuove barriere.
La sperimentazione dovrebbe partire nelle prossime settimane, con una prima fase limitata al rione Centro e a Panzano e risultati saranno monitorati attraverso questionari e rilevazioni sul campo, in vista di una possibile estensione o revisione del modello. Se funzionerà, Monfalcone potrebbe diventare il primo esempio europeo di pianificazione linguistica urbana su base oraria. O, più semplicemente, un esperimento destinato a far discutere ben oltre i confini cittadini.
Caro lettore, cara lettrice, si tratta palesemente di un pesce d'aprile: prendilo, dunque, come un modo per strappare un piccolo sorriso in momenti nei quali, magari, ci sembra più difficile poter distendere i nervi. Ci sembrava giusto sottolinearlo per non creare fraintendimenti! Buona giornata e buona lettura, noi continuiamo a informare!
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