Monfalcone, disagio giovanile e salute mentale: dialogo centrale per contrastare l'isolamento

Monfalcone, disagio giovanile e salute mentale: dialogo centrale per contrastare l'isolamento

L'INCONTRO

Monfalcone, disagio giovanile e salute mentale: dialogo centrale per contrastare l'isolamento

Di Enrico Valentinis • Pubblicato il 11 Apr 2026
Copertina per Monfalcone, disagio giovanile e salute mentale: dialogo centrale per contrastare l'isolamento

Assemblea al ‘Carso in Corso’ con Monfalcone Civica e Solidale, Attic e No Planet B. «Partecipazione collettiva per superare 'ecoansia' e paura del futuro».

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Parlare di disagio giovanile e trovare delle soluzioni concrete per affrontarlo tramite il dialogo e l’ascolto reciproco: sono questi i temi che hanno animato “Giovani a confronto salute mentale, bisogni reali, in ascolto per costruire risposte”, la terza assemblea generale promossa da Monfalcone Civica e Solidale di stamane, sabato 11 aprile, al Carso in Corso a Monfalcone. Presenti all’evento le associazioni giovanili Attic e No Planet B. A mediare è stata la portavoce di Monfalcone Civica e Solidale, Giovanna Terzoni, che già dal primo incontro di settembre scorso ha proseguito nel diffondere questo tipo di attività, cercando il più possibile di mantenere saldo un contatto fra associazioni e giovani, in modo da poter garantire ascolto e captare i bisogni reali.

Fra i vari temi trattati durante l’incontro è stato posto fin da subito il focus sull’aspetto psicologico dei giovani, con la conseguente ricerca di metodi per poter migliorare la situazione attuale di chi, ogni giorno, ne soffre. «Viviamo in un momento in cui le fragilità sono aumentate ed è cresciuta anche la voglia di non restare in silenzio, ma di confrontarsi e farsi aiutare – ha spiegato Terzoni – sono ancora tante le perplessità e le paure nei giovani di oggi, legate anche alla situazione geopolitica e al continuo bombardamento di notizie negative. Sentirsi parte di una comunità aiuta a non isolarsi e a non sentirsi piccoli e soli di fronte a tutto questo».

Ad approfondire il tema è stata anche la presidente di Attic, Asia Ozaksun: «Con la nostra associazione vogliamo dare qualcosa in più ai nostri giovani – ha spiegato – questa idea ha avuto origine proprio dai dubbi e dalle paure dei nostri stessi membri ormai 9 anni fa».

Attic nasce proprio come associazione di aggregazione, con l’obiettivo di creare uno spazio in cui stare insieme e condividere esperienze. Nel tempo, infatti, si è visto come molte persone, inizialmente smarrite, abbiano tratto beneficio da questo contesto: entrando in contatto con gli altri sono riuscite a trovare la forza per rimettersi in gioco. È stato poi spiegato come vivere momenti di condivisione, parlare e confrontarsi porti con sé una forma di cura, vista come un passo volto a raggiungere un senso di serenità, a non sentirsi soli e ad affrontare con maggiore consapevolezza le problematiche della vita.

A prendere la parola anche altri giovani membri della realtà associativa staranzanese, che hanno voluto insistere sull’importanza del ruolo delle associazioni nel nostro territorio, spiegando anche che ad oggi «manca un po’ il tema dell’associazionismo fra i ragazzi, che purtroppo si interessano sempre meno a creare e partecipare ad iniziative condivise».

Centrale durante la riunione anche la questione dell’ansia e delle preoccupazioni negli istituti scolastici. A sottolinearlo è stata Vittoria Nicoli, ex rappresentante d’istituto e attuale rappresentante della Consulta provinciale dei giovani, evidenziando come oggi la salute mentale «non sia più, fortunatamente, un tabù: si tratta infatti di un tema emerso più volte anche nelle assemblee di istituto», ha spiegato.

«Resta però poca la possibilità di parlarne davvero in modo diretto e mancano luoghi sul territorio dove potersi ritrovare e confrontare – ha aggiunto – per fortuna possiamo recarci al Kinemax per le nostre assemblee studentesche, anche se non riesce a unire tutti gli studenti». Per questo è stata sottolineata l’importanza di creare gruppi di lavoro più piccoli, dove sia più facile esprimersi: «la presenza di tante persone può talvolta generare timore e bloccare il confronto». Secondo Nicoli, nei giovani è molto diffusa anche la paura del futuro, così come quella della solitudine e di non avere nessuno disposto ad ascoltarli: timori condivisi da gran parte dei ragazzi di quella fascia d’età. A questo si aggiunge una forte divisione all’interno degli istituti, soprattutto tra i diversi indirizzi, che alimenta una difficoltà nel comunicare con chi è percepito come “diverso”.

Fra le varie voci emerge anche quella di Giovanni Montena, membro dell’associazione “No Planet B”, che ha voluto intavolare il tema della cosiddetta “ecoansia”: una sensazione di paura diffusa, cresciuta negli ultimi anni, che molte persone provano leggendo notizie su disastri naturali e problemi legati al clima.

Montena ha messo in guardia dal cercare solo soluzioni individuali, definendole «una “trappola”» spesso proposta anche per motivi politici: «da soli non basta, serve uno sforzo collettivo». Pensare esclusivamente in modo individuale, infatti, rischia di peggiorare la situazione e portare le persone ad arrendersi. Partire dal singolo è quindi importante, ma «deve essere uno stimolo per confrontarsi e lavorare insieme agli altri». L’ansia, secondo Montena, non va negata: «è giusto sentirla, ma va trasformata in un “carburante” per agire e affrontare i problemi – ha spiegato – mai arrendersi alla paura, ma unirsi agli altri per costruire qualcosa di concreto».

Dalle varie testimonianze è emerso con forza anche il tema della solitudine e di quanto sia fondamentale fare gruppo, costruire relazioni e legami tra individui. Tutti i partecipanti hanno infatti concordato sulla necessità di avere più spazi associativi: realtà come Attic, che pur avendo una sede in un campo continuano ad andare avanti anche grazie al sostegno di enti privati. L’auspicio condiviso è quello di creare luoghi accessibili, con orari più flessibili e aperti anche nei weekend. Non manca infine una critica verso chi chiude gli spazi di aggregazione, allontanando di fatto i giovani invece di offrire loro opportunità di incontro e crescita. A chiudere gli interventi è stata la consigliera Cristiana Morsolin, che ha definito «fondamentale dare degli spazi ai ragazzi – ha spiegato – noi adulti dobbiamo essere un esempio di supporto e proprio per questo ci daremo da fare per dare vita a queste idee, che porterò personalmente al prossimo consiglio comunale».

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