LE CERIMONIE
Monfalcone celebra l'81esimo anniversario della Liberazione. Calligaris richiama: «Dare valore al sacrificio»
Le voci dei giovani e delle istituzioni si intrecciano per ricordare chi lottò contro la dittatura. Un tributo solenne che dai monumenti ai partigiani arriva fino alle sfide attuali del lavoro e della convivenza pacifica fra popoli.
È stata una giornata dal cielo terso quella che ha dato il via alle commemorazioni che si sono svolte stamane, sabato 25 aprile, in occasione dell'81esimo anniversario della Festa della Liberazione, ricorrenza nella quale Monfalcone ricorda tutti coloro che hanno preso parte alla Resistenza e perso la vita nella Lotta di Liberazione. Come di consueto, il partecipato corteo, composto dalle autorità civili e militari, dai sindacati, dall'ANPI e dalla cittadinanza, ha preso vita da Piazzale Aldo Moro, davanti all'ospedale San Polo. La prima sosta commemorativa, poco più avanti, ha avuto luogo in largo Federico Pacor, caduto partigiano, al monumento eretto alla gloria dei 26 partigiani caduti e dispersi per la libertà.
Proprio dinanzi al monumento del piazzale, dopo la deposizione di una prima corona d’alloro da parte dell'amministrazione comunale monfalconese, ha preso la parola Giovanni Montena, esponente della sezione giovani di ANPI Monfalcone: «L’antifascismo fu un atto d’amore puro. A spingere migliaia di italiani e italiane a unirsi alla Resistenza non furono idee fredde, ma un forte amore per sé stessi e per la libertà - ha spiegato - dopo anni di dittatura e guerra, persone comuni — operai, contadini, studenti, casalinghe — decisero che era giunto il momento di ribellarsi, pur essendo spesso poco armati e senza esperienza, andando anche incontro alla morte».
Montena ha descritto la Resistenza come «un atto d’amore verso sé stessi, perché non accettavano più di vivere da schiavi in un Paese non libero. Ma fu anche amore verso gli altri: verso chi non partecipò direttamente alla lotta e verso i tanti che, pur senza combattere, sostennero i partigiani aiutandoli, nascondendoli e curandoli». «I partigiani lottarono anche per chi era indifferente e per le generazioni future, perché non volevano che altri vivessero gli stessi orrori - ha concluso - ogni sacrificio fu fatto anche per noi, che allora non eravamo ancora nati».
Il corteo, con in testa la banda civica di Monfalcone, ha poi sostato e deposto un'ulteriore corona al monumento di Aris, quello dedicato ai 14 Eroi del Popolo caduti per la libertà, dove è intervenuto Davide Romano, rappresentante RSU FIM, FIOM, UILM di Fincantieri: «In questi giorni si ricordano donne e uomini che hanno dato la vita, non per retorica, ma perché il loro esempio resti vivo - è intervenuto - tutti sappiamo com’era la situazione prima del 1945: vent’anni di dittatura senza libertà politica, senza diritto di esprimere opinioni, con libertà sindacali limitate, un unico sindacato di Stato e il divieto di sciopero».
La coscienza collettiva e la volontà di cambiare questo sistema repressivo portarono all’insurrezione del 25 aprile 1945, alla liberazione e alla conquista dei diritti, poi sanciti nella Costituzione, che pone al centro la tutela dei cittadini. Ma la Costituzione, come ricordato da Romano, non è qualcosa che funziona da sola, ma «ha bisogno ogni giorno dell’impegno e della responsabilità di tutti per essere attuata e difesa. Oggi, infatti, i diritti — soprattutto nel mondo del lavoro — non sono garantiti una volta per tutte: la precarietà, i salari e le condizioni di lavoro restano questioni ancora aperte», ha concluso.
La tappa conclusiva delle cerimonie ha avuto luogo al cimitero comunale di via 24 Maggio, davanti al monumento dei Partigiani Garibaldini Martiri per il Supremo Ideale di Libertà e Democrazia. Davanti al memoriale sono state deposte ulteriori due corone d'alloro, una da parte del Comune e una portata dai Combattenti di Nova Gorica. A seguire, la benedizione è stata impartita dal decano monsignor Ignazio Sudoso.
Ad esprimersi per primo è stato Giovanni De Manzini, presidente Assoarma e primo capitano degli Alpini, che ha ricordato la ricorrenza come una giornata di festa e di ringraziamento, sottolineando il sacrificio di migliaia di vite umane che ha permesso all’Italia di uscire dalla dittatura e diventare una nazione libera e repubblicana. Ha inoltre evidenziato il ruolo determinante delle Forze Armate nella Liberazione, sia all’interno delle formazioni partigiane sia nei reparti regolari, ricordando gli oltre 86mila caduti tra il 1943 e il 1945. Ha poi richiamato la necessità di vigilare per non ripetere gli errori del passato. Infine, ha rivolto un pensiero alle popolazioni colpite dalle guerre attuali, auspicando un futuro di pace.
Tra le voci anche quella di Licia Morsolin, presidente ANPI Monfalcone, che ha ricordato il 25 aprile come una giornata «importantissima», festa ma anche momento di riflessione, che segna «la fine della guerra, dell’occupazione nazista e di vent’anni di fascismo». Ha sottolineato il coraggio di donne e uomini che sacrificarono la propria vita per «sconfiggere il nazifascismo e costruire una società pacifica ed equa», ricordando anche le leggi razziali, le violenze e i crimini del colonialismo spesso dimenticati.
A prendere parte agli interventi anche Boris Nemec, che ha letto, in lingua slovena e poi in italiano, il messaggio della vicepresidente dei combattenti di Nova Gorica, sottolineando come il 25 aprile sia «una data importante nella storia di ogni popolo europeo» e un momento che richiama il «fondamentale valore universale della libertà», intesa come parola, identità e autodeterminazione. Nel messaggio è stato evidenziato come questi valori siano oggi messi in crisi dai conflitti in corso, citando in particolare Ucraina e Medio Oriente, e denunciando una memoria storica troppo debole.
A chiudere gli interventi istituzionali è stata invece il vicesindaco Marta Calligaris: «Il 25 aprile non è soltanto una ricorrenza, ma un passaggio fondamentale della nostra storia collettiva, il momento in cui l’Italia ha ritrovato sé stessa dopo anni di dittatura, guerra e privazioni - ha spiegato - è una giornata di festa, certo, ma anche di profonda responsabilità, perché la libertà, la democrazia e i diritti conquistati allora non sono mai garantiti una volta per tutte».
Centrale anche il tema del ricordo che, secondo Calligaris, significa «dare valore al sacrificio di donne e uomini che, spesso senza mezzi e mettendo a rischio la propria vita, hanno scelto di opporsi all’oppressione per costruire un futuro diverso - ha concluso - significa anche riconoscere che quella lotta non appartiene solo al passato, ma continua a interrogarci nel presente».
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