LA SENTENZA
Manca «l'interesse qualificato», dal Tar nuovo stop alla preghiera collettiva: «Inammissibile il ricorso del Darus Salaam»
La Corte presieduta dal presidente Carlo Modica de Mohac Grisì conferma la validità della norma urbanistica comunale. Tale attività non rientra tra i servizi di interesse pubblico previsti dal Piano Regolatore.
Nel pomeriggio di oggi, mercoledì primo aprile, si è svolta nel municipio di Monfalcone la conferenza stampa dedicata all’esito della sentenza emessa dal TAR del Friuli Venezia Giulia in merito al ricorso presentato dal Centro Culturale Islamico Darus Salaam contro il Comune di Monfalcone. L’impugnazione riguardava una delibera del Consiglio comunale che forniva un’interpretazione della norma urbanistica contenuta nel piano regolatore, in particolare per quanto riguarda i servizi e le attrezzature collettive di interesse pubblico. Secondo l’Ente, non si trattava di una nuova disciplina, ma di un chiarimento di quanto già previsto.
Con la sentenza pubblicata oggi, il TAR regionale ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse, rilevando l’assenza di una lesione concreta e attuale. Il giudice ha inoltre chiarito che la delibera non ha carattere innovativo, ma interpretativo, confermando quindi l’impianto del piano regolatore.
«Non risultando agli atti del giudizio l'avvenuta presentazione all'Amministrazione comunale intimata di un progetto, così come indicato nella delibera gravata ai fini della valutazione della sussistenza di un interesse qualificato, e la mancata approvazione dello stesso, l'impugnazione della sola delibera consiliare, per le ragioni sopra esposte, comporta l'inammissibilità del ricorso per difetto di interesse» ha definito il Tribunale.
Il significato del provvedimento è stato sottolineato dal sindaco Luca Fasan: «L’ente si è sempre mosso per assicurare la legittimità e il rispetto delle leggi e dei regolamenti. Anche in questo caso il Consiglio comunale è intervenuto con una delibera di interpretazione autentica della norma urbanistica, chiarendo che tra i servizi collettivi di interesse pubblico non rientrano destinazioni d’uso di carattere privato, come quelle legate alle preghiere collettive - ha spiegato il primo cittadino - la giustizia amministrativa ha confermato pienamente le decisioni del Comune, rilevando la mancanza di interesse del ricorrente».
Ad esprimersi è stata anche l’europarlamentare Anna Maria Cisint: «Quella di oggi è una vittoria che nasce già con la precedente amministrazione. È stato un percorso complesso, ma sono orgogliosa di aver lavorato per affermare principi fondamentali. Questa sentenza contribuisce a fissare importanti punti giurisprudenziali». Le attività di preghiera non rientrano quindi nella categoria dei servizi di interesse pubblico: una posizione sostenuta dal Comune e confermata dal TAR. Di conseguenza, in immobili con quella destinazione d’uso non è consentito lo svolgimento di attività di preghiera collettiva.
Ad approfondire gli aspetti giuridici è stato l’avvocato Teresa Billiani: «Il provvedimento ha una valenza notevole e premia l’operato della pubblica amministrazione - ha specificato la legale - il TAR è entrato nel merito dell’interpretazione autentica, chiarendo che nelle zone residenziali i servizi collettivi riguardano opere di interesse pubblico, come una scuola, e non attività di natura privata come la preghiera collettiva».
Nel corso dell’incontro è stato ribadito come i ricorsi abbiano messo in discussione gli atti del Comune senza però dimostrarne la legittimità.
«L’assoluta mancanza di interesse dei ricorrenti e questo dimostra che la battaglia condotta contro il Comune da parte di questo centro islamico è condotta pregiudizialmente contro l’ente, anche quando non c’è alcun presupposto e ciò smonta tutte le tesi contrarie sui pregiudizi dell’amministrazione comunale verso la comunità islamica», ha spiegato l’assessore all’urbanistica Antonio Garritani.
Infine, il capogruppo Paolo Venni ha sottolineato: «Qui viene ribadito un principio di equità e giustizia: il rispetto della legge vale per tutti. Non si tratta di posizioni di parte, ma di portare avanti con coerenza un’azione amministrativa in una situazione complessa».
Alla conferenza stampa erano presenti anche l'ingegner Enrico Englaro, il comandante della Polizia Locale Rudi Bagatto, il consigliere regionale Francesco Volante e l'architetto Marco Marmotti, attuale responsabile di struttura di Pianificazione Urbanistica.
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