LE CELEBRAZIONI
«La libertà non è nata da sola». Così Gorizia celebra il 25 aprile
Le guerre e l'assimilazione culturale al centro dei discorsi. La vicepresidente dell'Anpi Bratina esprime timore per la perdita delle conquiste di libertà del passato. Da Sant'Andrea il monito a non perdere la propria lingua.
Un 25 aprile nel nome della libertà presente, messa ogni giorno a dura prova dai numerosi conflitti in atto. I riferimenti storici citati nelle celebrazioni per la Festa della Liberazione che si sono susseguite nella mattinata a Gorizia si sono intrecciati saldamente alla preoccupazione per l’attuale situazione internazionale, dove la democrazia vacilla continuamente e con essa la possibilità di mantenere diritti conquistati a fatica.
Organizzate dalle sezioni Anpi di Gorizia, Piedimonte, Sant’Andrea, dai circoli Skgz e Sso, dall’Associazione Comunità Piuma, San Mauro, Oslavia e dal Circolo Culturale Podgora, le commemorazioni hanno avuto inizio alle 8.30 all’esterno del Carcere di via Barzellini, proseguendo pochi minuti dopo nel Piazzale delle Milizie in Borgo Castello e alla Stazione Ferroviaria.
Qui, dopo la deposizione della corona sotto la lapide intitolata “Ai caduti nella battaglia partigiana di Gorizia del settembre 1943”, la vicepresidente dell’Anpi Majda Bratina ha esordito esprimendo disappunto per la scarsa educazione civica proposta dalle scuole che non si focalizzano sul fatto che «il 25 aprile è un momento fondante la democrazia, la nuova Europa nasce dall’antifascismo».
«Non sono d’accordo con chi dice che a Gorizia siamo troppo ancorati al passato o che gli storici sono troppo ancorati al passato o l’Anpi. A me sembra di vivere in un paese smemorato. Se avessimo ben presente cosa ha fatto il fascismo, non parleremmo di riconciliazione per mettere sullo stesso piano vittime e aggressori. Noi sloveni abbiamo vissuto la snazionalizzazione, le deportazioni, le delazioni, le torture, le vessazioni, la paura, il carcere, la morte» ha proseguito Bratina.
«A causa del nazifascismo abbiamo perso completamente la comunità ebraica, che tanto aveva dato e tanto avrebbe ancora dato se fosse sopravvissuta. Come sapevano i nazisti dove abitavano gli sloveni? E gli ebrei. Milizie fasciste e anagrafe del Comune erano il braccio destro dei nazisti, non avremmo avuto tanti morti se non ci fosse stato il collaborazionismo».
«Il compito dell’Anpi è di tenere viva questa memoria – conclude la vicepresidente – Troppo poco passato conosciamo e con un approccio troppo poco empatico. Il passato ci deve aiutare a vivere bene l’oggi e ancora meglio il domani. E adesso a me pare che si stiano cancellando tante conquiste, quelle per cui era nata la Resistenza, che voleva un Paese libero e uguale, in cui avremmo potuto avere il diritto alla salute, al lavoro, a stipendi che permettano una vita dignitosa».
Le guerre e il genocidio palestinese, preoccupazioni sulle quali si è concluso l’invito a rimboccarsi le maniche da parte di Majda Bratina (che ha parlato davanti a una platea in cui erano presenti i consiglieri comunali Laura Fasiolo e Marco Rossi) ricorrono anche nel discorso pronunciato dalla studentessa Rada Vižintin di fronte al nutrito pubblico che si è radunato davanti al monumento ai caduti di Sant’Andrea.
Le sue parole sono state ascoltate con attenzione dall’assessore comunale allo Sport Giulio Daidone e da Marino Marsič, presidente provinciale del Skgz di Gorizia. «Proprio in questo momento molte persone vivono nella paura, nell’incertezza e senza diritti fondamentali. Le guerre che infuriano in aree vicine e lontane tolgono il diritto alla vita, alla sicurezza, alla dignità. E dove non c’è dignità non c’è nemmeno libertà».
E il riferimento alla libertà si accompagna alla riflessione sull’effettiva libertà della minoranza di esprimersi nella propria lingua in tutti i contesti della vita quotidiana. Si chiede infatti Rada: «Lo sloveno è davvero presente dove dovrebbe essere? Siamo abbastanza coraggiosi da salutare in sloveno in un ambito prevalentemente italiano? Facciamo abbastanza per custodire la nostra lingua, che è l’anima della nostra minoranza?».
«Le scuole slovene in Italia stanno affrontando sfide sempre più grandi a causa della mancanza di personale docente e dirigente, ma anche perché l’italiano si sta diffondendo sempre di più tra le nuove generazioni. A scuola ci si concentra sui contenuti e dimentichiamo la lingua, e questo porta inevitabilmente al suo impoverimento. Dobbiamo renderci conto che non possiamo fare a meno della lingua in quanto è la base dell’identità culturale».
«Sono orgogliosa – conclude la studentessa – di essere cresciuta in un ambiente in cui la famiglia e la comunità mi hanno insegnato che la lingua è casa, che la cultura è la forza che ci mantiene vivi e che il popolo vive grazie alle persone che mettono in pratica ogni giorno questi valori. Le storie di mio nonno Mario sui partigiani, sulla paura, sul coraggio e sugli addii hanno radicato in me la consapevolezza che la libertà non è nata da sola».
Le sue parole sono state precedute dai canti del coro Oton Župančič e dalla deposizione delle corone delle associazioni di Sant’Andrea ai piedi del monumento. Prima di questa, due celebrazioni altrettanto sentite e partecipate si erano svolte a Piuma e Piedimonte mentre la mattinata si è conclusa, alle 12.30, con la deposizione delle corone davanti ai monumenti commemorativi presenti nel Cimitero Centrale.
Foto Sergio Marini, Sarah Marras, Eliana Mogorovich
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