LA LETTERA
Lettere - Riforma della Giustizia, Del Bello: «Il sorteggio CSM mette in crisi l’equilibrio costituzionale»
L’analisi dell’esponente del Partito Democratico sull’impatto del criterio di casualità nell’organo di autogoverno della magistratura e sul rispetto dei principi della Carta.
Ci scrive Fabio Del Bello, già amministratore comunale e provinciale e oggi esponente del Partito Democratico, che interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia, con un’analisi approfondita sul “nuovo CSM”. Del Bello si concentra in particolare sul tema del sorteggio nella composizione del Consiglio superiore della magistratura, evidenziando i rischi che questo meccanismo può comportare per l’equilibrio costituzionale e per l’indipendenza della magistratura rispetto al potere politico. (E.V.)
Mentre il Destracentro è compatto sul SI e il Centrosinistra è maggioritariamente sul No, come è noto in ambiti minoritari del Centrosinistra ci si attesta pure sul SI. Smascherata la bufala della separazione delle carriere (mi riferisco al mio primo intervento), è opportuno citare l’ex magistrato Carofiglio e l’ex direttore Mauro. «Sono convinto che il punto critico di questa riforma – scrive l’ex magistrato e ora saggista Gianrico Carofiglio – riguardi il sistema di formazione del Consiglio superiore della magistratura previsto con l’introduzione del sorteggio. Parliamo di un organo di rilievo costituzionale, presidio dell’indipendenza dei magistrati rispetto al potere politico. Non esiste nessun Paese al mondo in cui un organo di autogoverno della magistratura venga formato attraverso il criterio della casualità.
Solo in Grecia è prevista una forma di sorteggio, ma soltanto fra i giudici della corte suprema (un centinaio) per un incarico che dura un solo anno. Non certo in modo indiscriminato e casuale fra quasi 10mila magistrati. Un organo che esercita funzioni cruciali per l’autogoverno della magistratura deve avere una chiara legittimazione e una responsabilità riconoscibile. Il sorteggio indiscriminato dissolve entrambe, mettendo in crisi l’equilibrio costituzionale». «Questa Destra – commenta Ezio Mauro (editorialista de “la Repubblica”) - ha come obiettivo simbolico (potremmo dire addirittura culturale, certo metapolitico) la rottura della cornice costituzionale che non le appartiene come eredità storica, in modo da trasformare la sua avventura politica non solo nella conquista del governo ma in un cambio di regime».
Ci sarebbe quindi uno spirito eversivo, apertamente rivendicato dal leader mondiale a stelle e strisce della nuova Destra (peraltro responsabile di sconsideratezze su scala planetaria del tutto palesemente contrarie all’interesse “nazionale” italiano), che «vigila dietro il tran tran di governi che hanno giurato sulle vecchie Costituzioni, pronti in realtà a superarle per riscriverle. Dopo il referendum e la resa dei conti con la magistratura, è già pronto il premierato per regolare i conti con il Quirinale». E intanto l’Italia (meloniana) starebbe oscillando a metà strada tra l’Europa e l’America, finora attratta più dall’illusionismo magico della “rivoluzione Maga” che dal realismo faticoso della politica dell’Unione Europea. «Tutto si tiene in una nuova e deforme coerenza – è la conclusione - ampiamente sufficiente per votare no».
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