LA LETTERA
Lettere - Fincantieri e città, Del Bello: «dall’onda migratoria all’onda digitale»
Il dem analizza il legame tra sviluppo industriale e flussi migratori, proponendo otto punti per una nuova gestione del territorio, «fenomeno divenuto strutturale e non più emergenziale».
Lo rende noto Fabio Del Bello, esponente del Pd di Monfalcone, in una nota inviata alla nostra redazione, nella quale richiama l’attenzione sul tema della gestione dei flussi migratori e sulle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il territorio. Monfalcone, in particolare, rappresenta per Del Bello un caso emblematico per l’intreccio tra sviluppo industriale, economia del mare e presenza crescente di lavoratori stranieri. Un fenomeno che ha assunto caratteri strutturali e che richiede, secondo il dem, un’analisi più approfondita e strumenti adeguati di intervento. Da qui la necessità di individuare strategie capaci di coniugare integrazione, coesione sociale e sviluppo economico. (E.V.)
Un partito di governo come il Pd - ripetutamente sconfitto negli ultimi dieci anni a Monfalcone - deve avere una precisa analisi della situazione che si è venuta a creare nell’ultimo venticinquennio ed una “ricetta” (che qui si sintetizza al massimo in otto punti dei quali l’ottavo è cruciale) per far fronte alla “questione migratoria” (o “onda migratoria”) che a Monfalcone è incardinata nell’Economia del mare la quale a sua volta da due anni ed in modo dirompente si sta connettendo con la IA/Intelligenza Artificiale, da cantiere tradizionale qual è dal 1907 a cantiere digitale in fieri. Partiamo dalla premessa che l’imponente flusso migratorio extracomunitario che ha interessato Monfalcone dalla fine del Novecento ma in misura esponenzialmente crescente circa dal 2010 non è stato pianificato, non è stato programmato, non è stato gestito, non è stato condiviso con i residenti (questo lo suggeriscono i sociologi dell’immigrazione più preparati), non è stato governato con modalità interistituzionali (cioè con una necessaria regia regionale del tutto assente e con il concorso e il contributo di un’area vasta circostante lo stabilimento).
E’ il modello migratorio definito dagli studiosi “mediterraneo” cioè proprio dei Paesi dell’Europa del sud, caratterizzato in assenza di normative programmatiche da specifiche nicchie di mercato tendenzialmente disertate dalla manodopera autoctona: quindi non troviamo in Italia nazionalità legate agli accordi pianificati dal Governo centrale con l’obiettivo di selezionare la manodopera nel Paese di emigrazione come è avvenuto con i Turchi e con gli stessi Italiani in Germania a partire dagli anni cinquanta. In tale contesto (che si potrebbe definire neoliberista/anarcoide nel quale latita la mano pubblica) inizia ben presto a farsi strada l’equazione: immigrazione straniera eguale a degrado e disagio sociale proprio mentre la crescita esponenziale dell’immigrazione non è accompagnata da alcun programma pubblico di tutela, mentre scaltri demagoghi soffiano sulle paure e il disagio dei residenti. Inoltre tali stranieri sono tendenzialmente ricattabili perché se licenziati perdono il permesso di soggiorno e le loro condizioni sono di gran lunga peggiori di quelle degli italiani: guadagnano meno, sono circondati quando va bene dalla xenofobia e altre volte dal razzismo conclamato.
Va ricordato che, a livello nazionale nei centri di grande immigrazione, oltre al dibattito sul lavoro e sui diritti sociali, si sviluppa già a partire dalla fine degli anni ottanta anche il confronto sul pluralismo religioso a seguito del flusso migratorio di persone provenienti da Paesi musulmani quali in prima battuta la Tunisia, l’Algeria ed il Marocco, nel 1984 iniziano i lavori della Grande Moschea di Roma, la maggiore in Europa, finanziata dall’Arabia saudita ed inaugurata nel 1995 (A Trieste la prima moschea risale al XVII secolo, la sua risistemazione nei decenni scorsi). Sintetizziamo al massimo in otto proposizioni le politiche di inclusione/integrazione A) Lavoro: a uguale lavoro uguale retribuzione, sicurezza, lavoro femminile….) B) Scuola: per i bambini e per gli adulti, con ogni sforzo per la scolarizzazione precoce (utile anche per permettere alle madri di lavorare) e l’acquisizione piena della lingua italiana; C) Religione: poter vivere la propria fede anche collettivamente è nei diritti dell’uomo e nella Costituzione italiana. Peraltro, con luoghi pubblici di culto è più semplice l’attività di controllo; D) Casa: chiedere un impegno in questo senso a Fincantieri, ma permettere anche agli stranieri di accedere rapidamente a liste Ater ecc. E) Sport: favorire la pratica del cricket; F) Bangladesh: rapporti organici con ambasciata e consolato; G) Esigere il pieno rispetto della Costituzione, specialmente contro la discriminazione della donna, ma anche favorire la conoscenza reciproca; H) Ordine pubblico e decoro urbano: sfavorire le concentrazioni etniche, ed esigere il rispetto pieno delle regole, interloquendo anche con le comunità. E’ chiaro che quest’ultima proposizione (rappresentando un obiettivo che necessita di una normativa nazionale ad hoc), presuppone l’attivazione delle Istituzioni sovraordinate (lo Stato ed il Governo per le norme), la Regione (per le politiche di “accoglienza diffusa”).
Nulla di tanto si intravvede per ora all’orizzonte, lo Stato e le Regioni compresa la nostra non hanno mai avuto politiche migratorie all’altezza della situazione che non è emergenziale ma strutturale. Preciso infine che queste otto preziose prescrizioni sono del noto demografo (e parlamentare Pd) padovano Gianpiero DallaZuanna che le ha presentata nel 2023 in Biblioteca comunale ad una iniziativa pubblica del Partito Democratico. Sagge indicazioni cui è seguito il nulla operativo: quindi è ora di cambiare!!
Foto di Enrico Valentinis
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