ALLA FONDAZIONE VISINTIN
Janko Toplikar rispolvera oltre 3mila termini storici nel suo Dizionario del Goriziano: giovedì 26 la presentazione
Ricerca e studi durati 15 anni guardando alla storia del Confine Orientale. L’autore, «informazioni precise e contestualizzate per fare ricerca storica in maniera consapevole».
Ci sono testi che sono scritti anche per fare un servizio. Per mettersi a disposizione di chi contribuirà a portare avanti il patrimonio storico e culturale delle aree locali, spesso trascurate in una società globalizzata dove il “grande” vuole inglobare il “piccolo” a scapito di un sapere accademico approfondito ed informato.
È questo il caso dell’ultimo lavoro di Janko Toplikar, docente ed autore di numerose pubblicazioni in campo storico-geografico sulla zona del confine orientale. Il suo "Dizionario storico del Goriziano tra l’Austria interiore e gli Stati successori (secoli XVI‑XX)", edito da Lithos, è frutto del lavoro di quasi due decenni, e raccoglie 3.316 termini di natura istituzionale, giuridica, amministrativa, economica, artistica, ecclesiastica, sanitaria, ma anche riguardanti l’istruzione e la cultura, nonché la moda e la tessitura, utilizzati durante i secoli nelle province della cosiddetta “Austria interiore”.
Con tale nome era denominata l’entità politico-amministrativa autonoma dell’Impero austriaco comprendente le province della Stiria, della Carinzia, della Carniola, la Contea di Gorizia e Gradisca e le città di Trieste e Fiume. Area, dunque, che al giorno d’oggi si colloca tra Austria, Italia, Slovenia e Croazia.
Non è una sorpresa, quindi, che la provenienza linguistica dei termini sia estremamente variegata, spaziando da correnti lingue europee (italiano, sloveno, tedesco, ma anche francese ed inglese) ai dialetti locali e ai latinismi. Lo scopo di questo testo è infatti quello di fornire il panorama più ampio possibile della terminologia storica in uso nell’area descritta, al fine di agevolare la consultazione e la composizione di testi da parte degli studenti, degli insegnanti, degli studiosi e degli appassionati di storia locale.
L’idea per il “Dizionario” nasce proprio dalla necessità di codificare il linguaggio tecnico-storico a disposizione del ricercatore: era il lontano 2008 quando, lavorando assieme al dott. Branko Marušič (professore universitario ed allora collaboratore dello “Zgodovinski inštitut Milko Kos” di Nova Gorica), l’autore del libro si rese conto della mancanza di «uno strumento che mettesse a disposizione non solo per la ricerca, ma anche per la traduzione, una raccolta di parole antiche e rare, seguita dalla spiegazione del significato e da annotazioni, così da favorirne un uso corretto ed uniforme».
Il testo non comprende infatti soltanto il termine e la sua traduzione, o definizione sintetica: «Un lavoro di quel tipo sarebbe risultato del tutto riduttivo – spiega lo studioso – in quanto il lessico varia nel tempo e negli spazi geografici ed il suo significato sfuma da località a località: è un organismo vivo, che per essere veramente compreso ha bisogno di essere collocato nel contesto in cui era utilizzato». A questo scopo sono poste, dopo le definizioni e le traduzioni dei lemmi non italiani, digressioni integrative storico-culturali riguardo al termine preso in considerazione.
«Quando parlo di questo testo, lo definisco un dizionario di storia “localizzata” e non “locale” - precisa, infatti, Janko Toplikar – in quanto l’aggettivo “locale” evoca una realtà ristretta nel proprio mondo, senza riferimenti o collegamenti, mentre il presente scritto considera l’Austria interiore ed i suoi rapporti con il contesto circostante, che lo influisce e condiziona».
La Fondazione Roberto Visintin, che ha fornito patrocinio e sostegno alla pubblicazione del dizionario, lo ha definito un “prodotto bibliografico di altri tempi”, pubblicato in un’epoca in cui, di fronte ad un dubbio, si tende ad affidarsi ai risultati di una rapida ed approssimativa ricerca in rete.
«Il vantaggio di utilizzare un testo del genere è quello di ottenere delle informazioni non soltanto precise, ma anche contestualizzate, per aiutare il lettore a comprendere le frastagliate vicende culturali che hanno caratterizzato questa zona.
Costruire un’identità geografica è un concetto che non cesserà mai di essere importante, specialmente in un’epoca fortemente globalizzata, per comprendere a fondo la mutevolezza delle istanze e dei confini, la diversità e le influenze reciproche di diversi popoli. Avere memoria della propria identità costruisce una coscienza forte e radicata, in grado di aprirsi al mondo circostante con rispetto.
Questo è un manuale per chi si occupa della storia, per le persone che decidono di arricchirsi culturalmente: “fatti non foste a viver come bruti…” - conclude l’autore - il modo migliore per non lasciarsi sommergere dalla produttività tecnologica odierna è imparare a governarla, con coscienza e consapevolezza».
I ringraziamenti dell’autore vanno al dott. prof. Marco Menato, già direttore per 25 anni della Biblioteca statale isontina di Gorizia, per l’impulso alla pubblicazione del volume ed alla Fondazione Roberto Visintin per aver sposato in pieno l’operazione editoriale e aver concesso, oltre al patrocinio, anche un contributo finanziario per la copertura delle principali spese editoriali.
Il volume sarà presentato giovedì 26 marzo, alle ore 18.03, nella sede della Fondazione Roberto Visintin – ETS in via Isonzo, 12 a Sagrado (GO).
Per maggiori informazioni, è possibile contattare la casa editrice Lithos: via Vigevano, 2 00161 Roma; http://lithoslibreriaeditrice.it/ ; lithosroma@gmail.com
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