All'istituto Locchi-Perco si parla cinese grazie al progetto Confucio

All'istituto Locchi-Perco si parla cinese grazie al progetto Confucio

L'INIZIATIVA

All'istituto Locchi-Perco si parla cinese grazie al progetto Confucio

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 10 Feb 2026
Copertina per All'istituto Locchi-Perco si parla cinese grazie al progetto Confucio

Una trentina i ragazzi delle due scuole coinvolte nell'attività, resa possibile grazie alla collaborazione del BEM di Staranzano.

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Avvicinandosi alla porta della 3E si sente un coro di voci che scandiscono dei suoni. Entriamo e allo schermo della lavagna ideogrammi cinesi accompagnano dei disegni. Siamo all’interno della scuola media “Locchi” e quella che poteva essere una prova di coro dell’indirizzo musicale è in realtà la seconda lezione del progetto “Confucio”, attuato in collaborazione con l’istituto BEM di Staranzano.

Spiega la dirigente del BEM Maria Cardella: «Negli anni abbiamo consolidato la partnership con il Distretto 57 di Pechino grazie anche alla strada tracciata da Laura Fasiolo ai tempi in cui era preside del Liceo e aveva preso i primi contatti con la Cina. Abbiamo attivato uno scambio proficuo per il nostro corso di Relazioni internazionali per il marketing dove i ragazzi, oltre alle lingue curriculari (inglese, tedesco, francese e spagnolo) possono studiare anche cinese fino a ottenere una certificazione linguistica».

«Il ministero dell’Istruzione cinese quest’anno ci ha concesso la disponibilità di due docenti madrelingua e così abbiamo potuto gemmare quattro aule di cinese in altre scuole, facoltà che ci è riconosciuta poiché, a differenza di altre iniziative simili in Italia, siamo aula indipendente» prosegue la dirigente del BEM. «Questo riconoscimento ci permette di proporre corsi, essere sede di esami e dare il via appunto a delle aule. Quest’anno ne abbiamo aperte quattro: una all’Istituto comprensivo di Mariano del Friuli, nella sede di Romans d’Isonzo, la seconda all’IC “Don Milani” di Aquileia, all’istituto tecnico di Manduria, in provincia di Taranto e qui a Gorizia, all’IC Locchi-Perco».

Gli insegnanti vengono dunque inviati direttamente dal Ministero dell’Istruzione cinese e grazie a una lunga esperienza formativa all’estero parlano fluentemente l’inglese, lingua che viene potenziata nel momento stesso in cui i ragazzi approcciano il mandarino.

Una trentina circa gli alunni delle scuole Perco e Locchi che si ritrovano, una volta a settimana, per un’ora e mezza, per il progetto Confucio, aperto anche ai docenti e che può portare, alla conclusione delle trenta ore previste, a un esame di certificazione.

«La proposta è partita un po’ di fretta ma appena pubblicata la circolare abbiamo subito riempito i posti a disposizione» spiega la dirigente dell’istituto Locchi-Perco Alessandra Putortì. «Un vero plebiscito – aggiunge – dovuto senz’altro alla spinta all’internazionalizzazione che deve essere perseguita con forza nelle scuole ma anche al fatto che a Gorizia c’è una comunità cinese importante ed è fondamentale che i ragazzi si sentano accolti».

Nessun costo né per le famiglie aderenti al progetto né per la scuola che, peraltro, ha superato la prima fase di accreditamento per il progetto Erasmus rivolto ai docenti che avranno quindi l’opportunità di spostarsi all’estero (per il momento, sulla scorta di GO!2025, verrà attivato uno scambio con la Slovenia) per confrontarsi su diverse modalità di apprendimento condividendo e apprendendo buone prassi e partecipando ad attività formative.

La confusione che si crea all’ingresso in aula non turba affatto la pacatezza di Liú Xué, giovane e sorridente docente di Inglese e Cinese all’Università di Xi’an, una delle più prestigiose e antiche della Cina. Vive a Ronchi, resterà in Italia per due anni e dopo aver ripreso il cellulare che aveva consegnato per avere anche lei una foto della sua classe dice che gli studenti sono piacevoli, interessati a conoscere questa lingua che sembra così lontana ma ha in realtà suoni simili alla nostra. Esco e dalla porta chiusa si sente ancora un po’ di vociare. Dopo poco tutto si spegne: l’interesse vince sulla confusione e si tornano a scandire lettere e sillabe.

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