Il Giardino Viatori rifiorisce, riaperto il gioiello botanico di Gorizia: dopo l'estate il parcheggio per disabili

Il Giardino Viatori rifiorisce, riaperto il gioiello botanico di Gorizia: dopo l'estate il parcheggio per disabili

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Il Giardino Viatori rifiorisce, riaperto il gioiello botanico di Gorizia: dopo l'estate il parcheggio per disabili

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 28 Mar 2026
Copertina per Il Giardino Viatori rifiorisce, riaperto il gioiello botanico di Gorizia: dopo l'estate il parcheggio per disabili

Il parco di due ettari e mezzo è stato messo in sicurezza e offre nuove piantumazioni. Già iniziati i lavori per il parcheggio e l’accesso facilitato che potrebbe aprire già in settembre.

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«È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante», spiega la Volpe nel commovente “Piccolo Principe”. È nel citare le parole del fiabesco romanzo di Antoine de Saint-Exupéry che la presidente della Carigo Roberta Demartin ha voluto spiegare il significato della cura per arbusti e preziosi boccioli del Giardino Viatori di Gorizia. Che ha riaperto i battenti oggi – 28 marzo - nella rinnovata veste primaverile, pronto a essere raggiunto dopo l’estate con un accesso facilitato anche ai disabili. «Partecipiamo a un momento di consapevolezza su ciò che rappresenta il lascito di Viatori – precisa Demartin - il quale a partire dagli anni Settanta pensò alla possibilità di godere di questo luogo, immaginando che la sua bellezza potesse essere messa al servizio di molti». L’autentico sogno si è concretizzato fra centinaia di varietà di magnolie e variopinti Rhododendron arboreum in fiore, uno dei quali accoglie i visitatori all’ingresso del parco dall’alto dei suoi quarant’anni. Siepi di forsizie gialle e camelie spennellate di rosso occhieggiano su per il colle mentre le azalee principiano a sbocciare e ai margini dei vialetti svettano i magici campanellini del Leucojum aestivum.

Un luogo simbolo del capoluogo isontino, dove il sognatore Lucio ebbe l’idea di arroccarsi per collezionare piante e alberi realizzando una sorta di eden a due passi dal centro storico. «Il giardino è frutto di una donazione che dal 2014 il professor Viatori ha lasciato alla Fondazione Carigo tramite testamento – spiega ancora la presidente – ed è dal 2015 che ne siamo proprietari: anni che non sono trascorsi invano, impiegati per lavori di risistemazione e messa in sicurezza nonché ripiantumazione a beneficio della città e dell’intero territorio». Una perla incastonata nel verde, che l’assessore regionale Sebastiano Callari definisce «un gioiello di botanica» in cui «insistono una serie di piante che il visionario Viatori ha voluto piantumare nel parco, e noi lo ringrazieremo sempre, perché ha donato a Gorizia uno spazio unico inserito in un ambiente a ridosso dell’Isonzo e del Parco Piuma. Tutto un polmone verde che fa di Gorizia la città d’Italia con la più alta densità di verde in rapporto alla popolazione».

Uno scrigno di vegetazione che contribuisce a migliorare la purezza dell’aria «valorizzando ulteriormente l’ambiente e la qualità stessa della vita dei cittadini», per il quale la Regione ha caldeggiato con costanza il proprio sostegno. «L’abbiamo sempre considerato di buon occhio – prosegue – per questo si è deciso un investimento di oltre due milioni per la costruzione del parcheggio che servirà il parco. Che è meraviglioso, ma difficile da raggiungere e privo di parcheggio adeguato». Già avviati i lavori per la realizzazione dell’area, che ospiterà un centinaio di posti auto e inserisce l’opera nella cornice del masterplan GoGreen: «Per la Fondazione il Giardino non è un elemento isolato – rimarca Demartin – ma un punto focale del masterplan che comprende Carso, Collio e Isonzo». E nel ringraziare il prefetto Ester Fedullo e il questore Luigi Di Ruscio oltre che i referenti delle cooperative, ha concluso auspicando la prosecuzione della cura di valori e legami anche in futuro: «In un tempo in cui vale solo l’hic et nunc, ritengo che sia un grande insegnamento prendersi tempo, affinché la cura sortisca i suoi effetti e tornino a rinascere non solo magnolie e azalee, ma anche i rapporti fra le persone».

A considerarla una «tappa importante» è poi il consigliere regionale Diego Bernardis: «Siamo convinti che per il prossimo futuro potremo contribuire ulteriormente a svilupparlo – ribadisce - in primis per accogliere i turisti che intendono fruire delle sue bellezze. Il contributo stanziato non fa altro che evidenziare la sinergia fra le istituzioni, per rendere maggiormente fruibile il territorio e questi gioielli che sono qualcosa di unico». Un parco di due ettari e mezzo sorto per iniziativa di un privato cittadino, che dopo essersi diplomato nel 1952 decise di vistare la capitale britannica innamorandosi del verde londinese. «Si recò a Londra con sua madre – racconta il direttore Rossella Digiusto - e trovò una città tutta fiorita e tirata a lucido perché quell’anno venne incoronata la Regina Elisabetta». Così tentò di trasformare la sua passione per i fiori in un progetto di più ampio respiro, alla ricerca delle radici asburgiche di Gorizia: «Decise da un lato di acquistare una casa con giardino – precisa - dall’altro di riportare la città ai fasti ottocenteschi, a quella città fiorita che veniva chiamata “la Nizza asburgica” non solo per l’aria salubre, ma anche per parchi e giardini. Quando poi cominciò ad avere problemi di salute, temendo che il giardino potesse spegnersi dopo la sua scomparsa si consultò con le istituzioni, e si convenne che la Fondazione fosse il soggetto in grado di portare avanti questo suo progetto. Di qui il lascito testamentario col quale lasciò la proprietà alla Fondazione con l’impegno di mantenerlo nelle condizioni in cui l’aveva ricevuto e facendo pagare un biglietto d’ingresso.

Essendo la Fondazione un ente non profit non avrebbe potuto applicare un biglietto; e tuttavia, trattandosi di un progetto sostenibile nel tempo, decise di affiancarsi a una rete di cooperative che gestiscono aperture ed eventi, mentre la fondazione se ne prende cura dal punto di vista della progettazione botanica e organizza al suo interno grandi eventi». Trasformando il suolo in terreno acidofilo adatto ad azalee e magnolie, costruì una rete di sentieri abbelliti da panchine e aiuole, nelle quali è possibile ammirare anche la rara Peonia tenuifolia, che offre una fioritura di soli quattro giorni e al momento spicca in tutta la sua bellezza. A diffondere il suo aroma di caffè tostato è invece l’euforbia, presente nella specie wulpherii diffusa sulla costiera del Carso triestino. Quassù trovano inoltre rifugio volpi, tassi o germani reali, mentre nel laghetto bonificato con l’argilla non di rado capita d’intravedere tritoni e salamandre. Ma ad accogliere il visitatore con il suo battito caratteristico fin dall’ingresso attraverso il cancello è il picchio rosso, che becchetta i tronchi alla ricerca di larve e insetti. E nel congedarsi non si può che leggere sul muretto accanto all’accesso la scritta s’una vecchia targa, che recita: “Se il mio giardino ti piace, prega per me”. Le giornate di apertura e gli orari sono indicati sul sito https://www.giardinoviatori.it/.

Foto di Rossana D'Ambrosio.

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