sanità territoriale
Gorizia, riapre l’ex pneumologico: nuova Casa della Comunità hub per il territorio
Recupero da oltre 47 milioni. Servizi integrati, assistenza continua e focus su anziani e fragili. Il comitato Bisiani manifesta all’esterno, «più garanzie per la terapia intensiva cardiologica».
È un luogo che torna a vivere, profondamente trasformato ma ancora centrale nella geografia sanitaria del territorio. L’ex pneumologico di Gorizia, inaugurato nel maggio 1933 come sanatorio dedicato alla cura della tubercolosi, ha riaperto oggi le sue porte nella nuova veste di Casa della Comunità hub, segnando un passaggio concreto nella riorganizzazione della sanità territoriale.
L’inaugurazione si è svolta alla presenza dell’assessore regionale Riccardo Riccardi, dei vertici di Asugi e dell’amministrazione comunale. L’intervento complessivo supera i 47 milioni, finanziati in gran parte con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con un contributo regionale pari a circa l’80%. Un investimento che ha consentito di recuperare e riconvertire un complesso storico immerso nel verde, restituendolo alla comunità con funzioni completamente rinnovate.
Costruito in un’epoca in cui la lotta alle malattie respiratorie era una priorità assoluta, il pneumologico è stato per decenni un punto di riferimento sanitario e anche simbolico in una zona di confine. Con il progressivo superamento del sistema dei sanatori, la struttura aveva perso centralità, fino alla recente svolta legata alla riforma della medicina territoriale.
Il nuovo hub si estende su oltre 12.200 metri quadrati ed è operativo dallo scorso 2 aprile. Gli spazi sono organizzati per facilitare i percorsi di cura: al piano terra e al primo piano trovano posto la Casa della Comunità e i servizi distrettuali, mentre il secondo piano ospita l’ospedale di comunità. All’interno convivono medicina generale, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, farmacia e area riabilitativa, secondo un modello integrato.
Tra i servizi attivati figurano l’assistenza medica e infermieristica sulle 12 ore diurne per sette giorni su sette, la diagnostica di base, il punto unico di accesso, il punto prelievi e l’assistenza domiciliare. È già operativo l’ambulatorio cardiologico, mentre sono previsti anche pneumologia e diabetologia, oltre a un ambulatorio dedicato alle malattie croniche per la gestione delle persone fragili. Sarà garantita la continuità assistenziale 24 ore su 24, sette giorni su sette, anche attraverso il superamento del modello Sca.
All’interno del presidio trovano spazio anche un’area vaccinale, servizi per la post-acuzie riabilitativa, l’hospice e il Suap, oltre a un ambulatorio dedicato alle cure primarie non differibili. Per i bisogni sanitari non urgenti sarà possibile rivolgersi al numero europeo 116117, attivo h24.
«Percorso importante nella riorganizzazione dei servizi, tutti standardizzati – ha spiegato il direttore Giacomo Benedetti –. Il punto unico di accesso consentirà una valutazione professionale delle problematiche e una presa in carico più efficace. L’obiettivo è garantire continuità di cura e integrazione tra le diverse figure».
Un modello che punta a superare la frammentazione delle prestazioni, come sottolineato anche dal direttore generale Antonio Poggiana: «Mettiamo a disposizione i migliori professionisti in un sistema in cui nessuno lavora da solo. Vogliamo trattare i pazienti come persone con bisogni complessi, attraverso un’integrazione multidisciplinare».
Dal punto di vista sociale, il nuovo presidio risponde a un territorio caratterizzato da un’elevata presenza di anziani. «L’ambito dell’Alto Isontino conta 73mila abitanti, con oltre 6mila ultra 75enni, più di 3mila dei quali vivono soli – ha evidenziato l’assessore comunale Silvana Romano –. È un risultato importante, soprattutto per chi da anni chiedeva servizi come l’hospice. Ora serve continuare a lavorare, anche sul fronte dei medici di medicina generale».
Il sindaco Rodolfo Ziberna ha parlato di una “ferita” urbana finalmente sanata: «Fino a poche settimane fa questo luogo era un vulnus per la città. Oggi torna a essere uno spazio bello e vissuto dai cittadini, dopo due anni e mezzo di lavori che dimostrano l’attenzione verso il territorio».
Il cantiere, avviato nel gennaio 2024, ha coinvolto 60 imprese e circa 850 lavoratori, con una media di 85 presenze giornaliere. Una prima fase di otto mesi ha riguardato l’8% dell’importo complessivo, mentre nei successivi 18 mesi è stato realizzato il restante 92%, consentendo di rispettare le tempistiche previste dal Pnrr.
All’esterno della struttura, in occasione dell’inaugurazione, il comitato per la salute pubblica “Giorgio Bisiani” ha manifestato il proprio dissenso, ribadendo dubbi e criticità già emersi durante la fase dei lavori. «La sapienza proverbiale dice “chi ben comincia è a metà dell’opera” – hanno sottolineato – ma già durante la ristrutturazione abbiamo analizzato gli sviluppi dell’investimento accorgendoci che rimangono molte incertezze sull’effettivo funzionamento di queste strutture». Il comitato teme il rischio di «partire con il piede sbagliato», evidenziando come restino da chiarire alcuni nodi ritenuti fondamentali, in particolare il rapporto con il pronto soccorso e il futuro della cardiologia con l’Unità di terapia intensiva cardiologica dell’ospedale.
Fotoservizio di Sergio Marini.
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