Gorizia, la memoria del confine raccontata attraverso gli scatti di Bumbaca allo spazio Crew della Sdag

Gorizia, la memoria del confine raccontata attraverso gli scatti di Bumbaca allo spazio Crew della Sdag

L’EVENTO

Gorizia, la memoria del confine raccontata attraverso gli scatti di Bumbaca allo spazio Crew della Sdag

Di Francesca Diviacchi • Pubblicato il 06 Apr 2026
Copertina per Gorizia, la memoria del confine raccontata attraverso gli scatti di Bumbaca allo spazio Crew della Sdag

Il secondo appuntamento de ‘Il libro delle 18.03’, con la visita guidata alla mostra ‘Obiettivo di Confine’, accompagnata dalla degustazione dei vini dell’azienda Muzic, nell’ambito del progetto ‘Cerchio Rosso’.

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Ha avuto luogo sabato 4 aprile il secondo appuntamento della rassegna “Il libro delle 18.03”, edizione primaverile, presentata ufficialmente lo scorso 28 marzo. Protagonista della giornata la mostra fotografica “Obiettivo di Confine” di Pierluigi Bumbaca.

L’evento si è tenuto allo spazio Crew dell’Interporto di Gorizia, con una visita guidata a cura dell’autore. La mostra, inaugurata il 26 febbraio, racconta la storia della città goriziana dagli anni ’80 fino al 2025. L’esposizione è la terza ospitata nei locali riqualificati della SDAG Spa, dopo quelle di Ignazio Romeo e Vanja Mervič, nell’ambito del progetto CREW – Visioni incrociate, cofinanziato dall’Unione europea attraverso il Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia 2021–2027.

A introdurre l’incontro è stata Alessia Mucci, referente del progetto Crew per SDAG, che ha illustrato il percorso di riqualificazione degli spazi dell’Interporto. «Noi curiamo questi ambienti e quelli dell’autoporto – ha spiegato – abbiamo riqualificato l’area del bar e creato nuovi spazi destinati ad accogliere mostre ed eventi culturali». «In questa occasione ospitiamo l’associazione “Il libro delle 18.03” con protagonista Pierluigi Bumbaca, che ha fotografato l’area, Gorizia e i suoi dintorni negli ultimi quarant’anni. Davanti a voi avete uno squarcio di quello che eravamo e di ciò che siamo diventati. Alcune immagini mi hanno fatto riaffiorare momenti che avevo dimenticato» ha concluso.

Il fotografo ha raccontato il proprio lavoro partendo dalla lunga esperienza come fotografo per giornali, grazie alla quale è riuscito a raccogliere una vasta selezione di immagini dedicate alla storia del confine. «Dal 1980 – ha spiegato Bumbaca – le mie fotografie raccontano le vicende del confine, sia nei momenti più difficili sia in quelli più positivi, fino all’8 febbraio 2025, con l’inaugurazione della Capitale europea della Cultura». L’obiettivo è quello di restituire, attraverso le immagini, il percorso di trasformazione del territorio e dei suoi cambiamenti nel tempo. Un lavoro reso possibile da un archivio imponente, che conta circa quattro milioni di fotografie di cronaca, di cui 300mila negativi, successivamente digitalizzati.

La mostra si apre con una fotografia del valico di Sant’Andrea, dove autovetture e camion erano in attesa dei controlli per entrare in Jugoslavia, per poi passare al 1986, quando i goriziani Renato Fiorelli, Pino Ieusig e Guido Trani manifestarono contro il confine al valico di via San Gabriele.

Nel 2001 vengono ritratti gli agenti di polizia sul piazzale della Transalpina durante l’emergenza profughi provenienti dai Paesi balcanici, con la fila di stranieri alla Casa Rossa in attesa del visto. Nello stesso anno, lo sguardo si sposta anche sullo sport: in occasione del centenario di Gorizia, il 30 maggio parte l’undicesima tappa del Giro d’Italia da Bled, in Slovenia, per concludersi in piazza Vittoria a Gorizia. Nel 2003, invece, il fotografo documenta la partenza e alcune fasi della corsa non competitiva “Vivicittà”, alla presenza dei sindaci Brancati, Brulc e dell’assessore Marinčič: per consentire il passaggio tra i due Paesi, viene temporaneamente rimossa una parte della rete confinaria.

Un momento particolarmente significativo è quello del 12 febbraio 2004, con la rimozione della rete e la demolizione del muretto in piazza Transalpina, accompagnata dall’incontro tra il sindaco di Gorizia Vittorio Brancati e quello di Nova Gorica Mirko Brulc. Segue il momento storico della mezzanotte del 20 dicembre 2007, quando viene rimossa la sbarra al valico della Casa Rossa, dopo gli ultimi controlli ai valichi italo-sloveni, pochi istanti prima della definitiva apertura del confine.

Il racconto prosegue con immagini più recenti, come la visita dei presidenti della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e della Slovenia Borut Pahor nel 2014, in occasione dell’inaugurazione della “Panchina della Pace” sul Monte Santo, e l’esultanza dei sindaci Rodolfo Ziberna e Klemen Miklavič nel 2020, dopo la proclamazione di Gorizia e Nova Gorica a Capitale europea della Cultura 2025. La mostra si chiude infine proprio con gli scatti dell’inaugurazione ufficiale, tenutasi l’8 febbraio 2025.

A chiudere la visita guidata è stato il presidente dell’associazione Paolo Polli, che ha voluto ringraziare Bumbaca, sottolineando come «attraverso la macchina fotografica sia stato un protagonista della storia di Gorizia negli ultimi quarant’anni».

Accanto alla dimensione culturale, l’evento ha dato spazio anche alla valorizzazione del territorio attraverso il progetto “Cerchio Rosso” presentato dallo chef Issa Fares, co-fondatore. Si tratta di un’applicazione che raccoglie informazioni sui produttori vitivinicoli del Collio, con l’obiettivo di offrire uno strumento accessibile a tutti, dai turisti agli appassionati, per orientarsi tra le diverse cantine in base alle proprie preferenze, dalla produzione biologica ai vini più rari. «È una piattaforma in continuo aggiornamento, implementata direttamente dai produttori» ha spiegato sottolineando anche la collaborazione con l’associazione culturale: ogni appuntamento della rassegna sarà infatti accompagnato da una cantina diversa.

Per questo secondo appuntamento, la cantina protagonista è stata l’azienda agricola Muzic, che ha accompagnato l’incontro con una degustazione del proprio vino. A presentarla è stato Fabjan Muzic, che ha ricordato come l’azienda sia tra le pioniere del progetto, sottolineando inoltre il forte legame della storia dell’agricoltura con il territorio del Collio, al confine con la Slovenia.

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