L’ottava edizione
Gorizia ispira gli artisti: 'Vie della creatività' promuove i registi provenienti da Marocco, Australia e Italia
Sono 24 gli autori internazionali che hanno scelto la residenza di via Rastello per dedicarsi alle loro opere. Il presidente di ANAC, «ambasciatori nel mondo».
Salgono a 24 gli artisti che hanno scelto Gorizia per produrre i propri film. Con l’ottava edizione della residenza artistica internazionale “Via della creatività” hanno soggiornato in città, per tre settimane, tre protagonisti del cinema contemporaneo. Gorizia è stata così vista e raccontata da tre sguardi diversi: quello della documentarista friulana Marta Pasqualini, del regista e produttore australiano Parish Malfitano e della regista franco-marocchina Lina Laraki.
A presentare i progetti è il Presidente di ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici – Francesco Ranieri Martinotti, in collegamento da Roma: «l’idea è di creare un equilibrio tra talenti locali e quelli internazionali. Il lavoro documentarista di Marta, che vive a Trieste, il passato nell’arte di Lina, e l’innovazione di Parish, australiano che vive a Londra arricchiscono questa ottava edizione. Salgono a 24 gli artisti che hanno conosciuto Gorizia, e che adesso sono gli ambasciatori di questa città nel mondo».
Quest’anno ci sono due novità. «Il 29 aprile – spiega Martinotti - verranno lette le storie, le impressioni e le considerazioni su Gorizia che ogni artista ha inviato nel corso delle edizioni di “Via della creatività”. Faremo un casting di goriziani che leggeranno i testi. Poi, la nona sessione del progetto, che si terrà a giugno, sarà dedicata alla realizzazione di un documentario collettivo che racconta via Rastello, chi l’ha abitata ieri e chi la abita oggi».
Ecco che Marta Pasqualini si è lasciata ispirare da Gorizia per la realizzazione del suo documentario “Nel giardino del manicomio – Basaglia a Gorizia”. La documentarista triestina, formatasi al DAMS di Bologna e collaboratrice di Sky Italia e History Channel, dice che la città l’ha portata a «vivere le tre fasi della scrittura: la prima settimana avevo solo un pensiero astratto, nella seconda settimana è iniziato il crollo delle aspettative, con la terza settimana ho ricominciato da capo con nuove basi e una nuova forma narrativa». Pasqualini è partita da un film storico per arrivare a un “film geografico”, dove il confine gioca un ruolo importante e dove la rivoluzione di Basaglia a Gorizia ottiene tutto lo spazio che merita.
Da Londra, dove vive da un anno, arriva Parish Malfitano e propone “Lipstick Cockroach”, un body horror sulle fila di David Cronenberg – genere non molto in voga in Italia, ma popolare in Inghilterra – che racconta la crisi di un’attrice dopo la cancellazione della sua soap opera di successo. La storia poi intreccia sogno e realtà, fino ad arrivare alla perdita d’identità e un’irreversibile metamorfosi. Australiano di nascita, con genitori siciliani e nonno trevisano, Malfitano a Gorizia ha lavorato al suo terzo lungometraggio. Racconta che «l’ispirazione arriva dal vissuto della mia famiglia, e in particolare le storie che ha raccontato mia madre».
Lina Laraki è arrivata a Gorizia e la presenza del confine l’ha portata a riflettere sull’impatto psicologico che crea. Laraki porta con sé una storia di migrazione: «sono nata a Casablanca, in Marocco, e da sempre sognavo di andarmene. Desideravo andare a vivere in Francia, ma dopo aver vissuto quattro anni in Europa mi è arrivato l’obbligo di andare via dal Paese. Nel concreto significa avere 30 giorni per raccogliere le proprie cose e lasciare la vita privata e professionale costruita. Sono ricorsa a un appello legale, e dopo due/tre anni hanno costatato l’illegalità dell’operazione. A Gorizia, durante i lavori sulla struttura narrativa, si è formata l’idea di una città psicologicamente confinata, in cui ci si può domandare i limiti del proprio destino e dei propri desideri».
Si forma così a Gorizia “Quai de l’Horloge”, il primo lungometraggio di finzione di Laraki. La protagonista, Leila, è una cantante degli anni ’90 “dislocata nel futuro” da un programma istituzionale che recluta lavoratori culturali. In un sistema che ottimizza e standardizza la voce fino a svuotarla della sua unicità, Leila si trova a scegliere tra memoria e permanenza.
La residenza per artisti nasce dalla collaborazione tra il Palazzo del Cinema di Gorizia e l’ANAC, ed è sostenuta dal PNRR Borghi. Il progetto rientra nel programma Next Generation EU.
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