Gorizia ispira gli artisti: 'Vie della creatività' promuove i registi provenienti da Marocco, Australia e Italia

Gorizia ispira gli artisti: 'Vie della creatività' promuove i registi provenienti da Marocco, Australia e Italia

L’ottava edizione

Gorizia ispira gli artisti: 'Vie della creatività' promuove i registi provenienti da Marocco, Australia e Italia

Di Aurora Cauter • Pubblicato il 07 Mar 2026
Copertina per Gorizia ispira gli artisti: 'Vie della creatività' promuove i registi provenienti da Marocco, Australia e Italia

Sono 24 gli autori internazionali che hanno scelto la residenza di via Rastello per dedicarsi alle loro opere. Il presidente di ANAC, «ambasciatori nel mondo».

Condividi
Tempo di lettura

Salgono a 24 gli artisti che hanno scelto Gorizia per produrre i propri film. Con l’ottava edizione della residenza artistica internazionale “Via della creatività” hanno soggiornato in città, per tre settimane, tre protagonisti del cinema contemporaneo. Gorizia è stata così vista e raccontata da tre sguardi diversi: quello della documentarista friulana Marta Pasqualini, del regista e produttore australiano Parish Malfitano e della regista franco-marocchina Lina Laraki.

A presentare i progetti è il Presidente di ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici – Francesco Ranieri Martinotti, in collegamento da Roma: «l’idea è di creare un equilibrio tra talenti locali e quelli internazionali. Il lavoro documentarista di Marta, che vive a Trieste, il passato nell’arte di Lina, e l’innovazione di Parish, australiano che vive a Londra arricchiscono questa ottava edizione. Salgono a 24 gli artisti che hanno conosciuto Gorizia, e che adesso sono gli ambasciatori di questa città nel mondo».

Quest’anno ci sono due novità. «Il 29 aprile – spiega Martinotti - verranno lette le storie, le impressioni e le considerazioni su Gorizia che ogni artista ha inviato nel corso delle edizioni di “Via della creatività”. Faremo un casting di goriziani che leggeranno i testi. Poi, la nona sessione del progetto, che si terrà a giugno, sarà dedicata alla realizzazione di un documentario collettivo che racconta via Rastello, chi l’ha abitata ieri e chi la abita oggi».

Ecco che Marta Pasqualini si è lasciata ispirare da Gorizia per la realizzazione del suo documentario “Nel giardino del manicomio – Basaglia a Gorizia”. La documentarista triestina, formatasi al DAMS di Bologna e collaboratrice di Sky Italia e History Channel, dice che la città l’ha portata a «vivere le tre fasi della scrittura: la prima settimana avevo solo un pensiero astratto, nella seconda settimana è iniziato il crollo delle aspettative, con la terza settimana ho ricominciato da capo con nuove basi e una nuova forma narrativa». Pasqualini è partita da un film storico per arrivare a un “film geografico”, dove il confine gioca un ruolo importante e dove la rivoluzione di Basaglia a Gorizia ottiene tutto lo spazio che merita.

Da Londra, dove vive da un anno, arriva Parish Malfitano e propone “Lipstick Cockroach”, un body horror sulle fila di David Cronenberg – genere non molto in voga in Italia, ma popolare in Inghilterra – che racconta la crisi di un’attrice dopo la cancellazione della sua soap opera di successo. La storia poi intreccia sogno e realtà, fino ad arrivare alla perdita d’identità e un’irreversibile metamorfosi. Australiano di nascita, con genitori siciliani e nonno trevisano, Malfitano a Gorizia ha lavorato al suo terzo lungometraggio. Racconta che «l’ispirazione arriva dal vissuto della mia famiglia, e in particolare le storie che ha raccontato mia madre».

Lina Laraki è arrivata a Gorizia e la presenza del confine l’ha portata a riflettere sull’impatto psicologico che crea. Laraki porta con sé una storia di migrazione: «sono nata a Casablanca, in Marocco, e da sempre sognavo di andarmene. Desideravo andare a vivere in Francia, ma dopo aver vissuto quattro anni in Europa mi è arrivato l’obbligo di andare via dal Paese. Nel concreto significa avere 30 giorni per raccogliere le proprie cose e lasciare la vita privata e professionale costruita. Sono ricorsa a un appello legale, e dopo due/tre anni hanno costatato l’illegalità dell’operazione. A Gorizia, durante i lavori sulla struttura narrativa, si è formata l’idea di una città psicologicamente confinata, in cui ci si può domandare i limiti del proprio destino e dei propri desideri».

Si forma così a Gorizia “Quai de l’Horloge”, il primo lungometraggio di finzione di Laraki. La protagonista, Leila, è una cantante degli anni ’90 “dislocata nel futuro” da un programma istituzionale che recluta lavoratori culturali. In un sistema che ottimizza e standardizza la voce fino a svuotarla della sua unicità, Leila si trova a scegliere tra memoria e permanenza.

La residenza per artisti nasce dalla collaborazione tra il Palazzo del Cinema di Gorizia e l’ANAC, ed è sostenuta dal PNRR Borghi. Il progetto rientra nel programma Next Generation EU.  

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×
Teatro Armonia