L’EDITORIALE
Editoriale – Pasqua, «l’abbraccio del male non restituito»
Dalla quotidianità fatta di giudizi e solitudini alla riscoperta di presenza, ascolto e responsabilità verso gli altri. Uno sguardo sul nostro tempo tra fragilità e speranza.
Se – per una buona volta – ci fermiamo un po' a riflettere, la nostra vita, in fondo, è un viaggio continuo nel quale sono tantissime le cose che accadono. Il divano di casa nostra o la sedia davanti alla nostra scrivania possono diventare una sala d’aspetto da dove possiamo osservare molto del mondo che viviamo. Che cosa vediamo? Non c’è da stare allegri, per la maggior parte delle volte ci troviamo davanti a degli “improvvisati” tribunali: siamo tutti alla ricerca di un colpevole. Ecco il primo aspetto che possiamo cogliere: non riusciamo ad incontrare, a dare tempo.
Dalla nostra postazione vediamo anche chi ha bisogno di aiuto perché è in difficoltà. Persone che non riescono a farsi capire, ad integrarsi, a lavorare, a liberarsi da violenze e a chiedere rispetto. Anche le manifestazioni fanno parte dei nostri giorni: i silenzi sono ben pochi, tante le urla “preconfezionate” ma tantissimi i pensieri che cercano conferme e garanzie: pace, povertà, condivisione, Credo religioso, uguaglianza sociale, serie politiche transfrontaliere, amicizia e ascolto.
A ben guardare, la visione dei nostri giorni continua anche con donne e uomini che hanno lasciato o lanciano segni importanti nella storia. Grazie al loro impegno, fiorisce il dono. Di sé stessi, per gli altri, fino a costituire le tessere di un mosaico che è la nostra nuova società. Sia essa quella di Monfalcone o quella di Gorizia dove, in entrambe le realtà, tanti sono oggi i segni di stanchezza, dove sempre di più non ci si domanda chi siamo o chi sono gli altri per noi. Tra miserie e povertà del nostro tempo, riusciamo però ancora a vedere azioni di coraggio, umiltà e condivisione che prevalgono su indifferenza, egoismi e distrazioni.
Talvolta, mossi dalla curiosità ci spingiamo oltre trovando e riscoprendo tempo, presenza ed umanità. Così, da tutto questo, sorge un’altra domanda: chi siamo per gli altri? Siamo dei viaggiatori che possono ancora posare il loro zaino e offrire quel tempo, quella presenza e quella umanità dove è necessario, perché vivere è donarsi per la libertà e per la giustizia. Il nostro territorio non vive un’illusione o nell’illusione ma deve saper ancora “esserci” dando tutto sé stesso nelle varie dimensioni sociali e politiche del Goriziano, recuperando quello sguardo umano di cui abbiamo bisogno proprio alla luce delle sofferenze provate, viste, presenti e testimoniate. È l’abbraccio di Pasqua, del Passaggio. È “l’abbraccio del male non restituito”.
Foto di Ivan Bianchi
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