L'editoriale
Editoriale - Il 2026 è l'anno delle conferme di un percorso per il nostro territorio. Con che obiettivi?
Concluso l'anno della Capitale Europea della Cultura è il momento di capire che tipo di strada c'è da prendere. Per tutto il Goriziano.
Ed eccoci qua. Anche quest'anno, questo 2025 tanto annunciato, tanto temuto, tanto osannato e tanto sperato, è passato. àˆ passato con la rapidità di quelle cose che giungono, come il Natale, come un compleanno a numero tondo. E in tutto ciò, nel suo veloce scorrere, che cosa ci può aver lasciato?
àˆ la domanda che mi sono posto in questi ultimi giorni attendendo di scrivere questo editoriale per il quale, nella tradizionalità dell'appuntamento in questi cinque anni, nutro sempre un certo rispetto. Come mai? Perché ci si aspetta inevitabilmente non solo un bilancio di quanto fatto e speranze ed auguri per l'anno nuovo, ma anche perché in un certo modo è come se la voce cronachistica di un quotidiano online, di un team di giornalisti che raccontano quotidianamente il territorio, si spostasse dai fatti che avvengono in tutto il territorio e si fermassero per dare un altro tipo di notizia.
In un anno come questo, poi, che ha visto l'avvio e la chiusura di un evento straordinario, proprio perché fuori dall'ordinaria amministrazione di un territorio e delle proprie dinamiche, come la Capitale Europea della Cultura, per la prima volta nella storia in modo transfrontaliero, e la Storia ha voluto proprio che si svolgesse tra Gorizia e Nova Gorica, la necessità di cercare più che un bilancio una direzione per il post sembra necessario.
L'abbiamo visto in questi giorni proprio dalla cronaca, con la richiesta di tre consiglieri comunali transfrontalieri di proseguire nel cammino, messaggio lanciato anche dalla stessa assessora a Go! 2025, Patrizia Artico, in questi giorni, e dai due sindaci, Samo Turel e Rodolfo Ziberna, nei giorni in cui la Capitale stessa si chiudeva. àˆ bene che vi sia un'unità di intenti politica – rilanciata anche dalla lista civica Insieme per Gorizia Liberale – per proseguire nel cammino. Due città che si vedano una, e non due nuovamente, divise subito dopo la fine della Capitale Europea della Cultura in altrettanti programmi natalizi. Noi, dal nostro canto, essendo nati nel 2020 con l'unica idea di raccontare il territorio in un modo unitario e indipendente, proseguiremo in questo cammino.
Ma quanto è necessario ridare alla comunità , nel senso di insieme di cittadini, la voglia di partecipare e la possibilità di essere presente in un cammino che deve essere comune? Fondamentale, oserei dire. Una possibilità che esula dal semplice fornire un numero ai presenti a questa o quella manifestazione, evento, concerto quanto l'idea stessa più intrinseca di far parte di una comunità .
Paesi che diventano meri dormitori, città più grandi alle prese con problemi sociali, economici e amministrativi non da poco, tessuti economici sempre più labili e generazioni che non riescono più a comunicare tra di loro sono criticità esistenti e realmente connotanti per i nostri paesi. Non da meno lo sono quelli del vicino territorio transfrontaliero sloveno.
Per il 2026 ci sono speranze ed auguri da fare, nell'ottica di queste decisive problematicità che è necessario non tanto risolvere – dirlo così direttamente sarebbe utopico e decisamente poco reale – quanto cercare di diminuire. C'è la speranza che quanto seminato con il grande progetto Go! 2025 non solo rimanga ma possa fruttare e – finalmente, oserei direi io – espandersi al resto del territorio; c'è la speranza che il dibattito politico riprenda dei toni umani e civili, chiarendo le posizioni e cercando uno spazio di confronto comune e franco che miri a risolvere le criticità , come quelle esistenti a Monfalcone e che stanno non tanto lentamente entrando come un fungo nelle vicine Staranzano e Ronchi dei Legionari; c'è la speranza che nei nostri piccoli paesi possiamo finalmente vedere un bilancio positivo nei dati degli uffici anagrafe e del commercio.
Gli auguri sono per tutti voi, invece, cari lettori e care lettrici, che in questo 2025 ci avete seguito con caparbietà , attenzione, segnalando notizie ed eventuali errori – lo ammettiamo, essendo umani, di sbagliare ma sempre con l'ambizione di voler imparare da quanto non corretto e fornendo sempre una puntuale rettifica – in un lavoro che parte dalla redazione ma che è primariamente per i lettori, unico vero ‘padrone', se così si può definire, di un giornale. Perché, se è vero che «il giornale lo fa chi scrive», come mi ricordava un amico giornalista ormai scomparso, è anche vero che lo plasma chi lo legge.
A tutti voi, al termine di questo 2025, un buon 2026. Buona strada a tutti! Â
Occhiello
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