Il personaggio
Addio a don Luciano Comellato, prete e musicista per anni parroco a Monfalcone, Gorizia e San Pier d'Isonzo
Si è spento, vinto dalla malattia, all'ospedale di Monfalcone. Ha guidato varie comunità all'interno dell'arcidiocesi di Gorizia. Organista e compositore, ha vissuto la fede assieme al dono musicale.
«Sono provato stanco morto, è la guerra mondiale a pezzi su di me». In un incontro privato a inizio marzo 2026, don Lucio Comellato, ad alcuni amici, aveva confidato queste parole. Una stanchezza fisica, sì, ma non morale: quella non lo aveva mai lasciato tanto che nell’ultimo periodo aveva continuato a celebrare la Santa Messa nel proprio soggiorno con l’aiuto di alcuni laici e recitando le orazioni a memoria. Ma le omelie, suo cavallo di battaglia dopo la tastiera dell’organo, quelle le ha sempre tenute a braccio anche nella malattia.
Classe 1939, don Lucio Comellato è scomparso stamattina, 06 aprile, nel lunedì dell'Ottava di Pasqua, all'una di notte. Nato il 13 dicembre, era stato ordinato il 29 giugno 1964. 62 gli anni di sacerdozio al 2026, vissuti tra il servizio pastorale e la musica, sua compagna di vita assieme alla fede. Era stato ordinato assieme a don Gianfranco Stefanini di Pesaro, don Giovanni Battista Tomasin di Ruda e don Alberto Valletta di Lucinico.
La prima messa l’aveva celebrata a Redipuglia, nella chiesa di San Giacomo apostolo, in quello stesso paese che l’aveva visto nascere alle pendici del Carso. Cappellano a Monfalcone, nella centrale parrocchia di Sant’Ambrogio, è stato anche cappellano a Staranzano e poi parroco a San Nicolò e Paolo di Aris per 19 anni, quindi, per 16 anni, dal 1991, a Sant’Ignazio a Gorizia. Quindi, da 18 anni, dal 2 dicembre 2007, a San Pier d’Isonzo. Per 18 anni è stato parroco, dal 2023 è stato vicario parrocchiale aiutando l’attuale parroco, don Giorgio Longo.
Nell’ultimo periodo la chemio, portata avanti con le pastiglie, lo aveva molto indebolito senza scalfire quello spirito unico, vivo e ironico, sarcastico ma senza malizia e con quella punta che solo la fine intelligenza dello studio silenzioso e affatto vanaglorioso sa dare. Si è mantenuto per tutto il periodo dell’ultima malattia aggiornato grazie al parroco, don Giorgio Longo, che lo ha informato sulle vicende dell’arcidiocesi, interessata dalla successione episcopale. Più volte ha ricevuto, confermato da lui stesso, alcune telefonate dall’amministratore apostolico, monsignor Redaelli.
Fine musicista, non è sempre stato apprezzato come avrebbe dovuto a livello diocesano ma ha portato avanti la propria missione da organista e compositore nel silenzio e nel lavoro personale. Negli ultimi anni aveva partecipato a un concorso compositivo sul tema dell’O Sacrum convivium per le Edizioni Carrara e, fallita la nota Casa Editrice, aveva volentieri ceduto l’opera per l’edizione di Cantorie in Festa che si teneva proprio a San Pier d’Isonzo, nel 2024. A lui, l’insegnante di organo e canto del seminario maggiore di Gorizia, padre Felice, ad un certo punto del percorso organistico, aveva detto: «Non ho più nulla da insegnarti», spronandolo a proseguire e a conseguire il diploma in organo e composizione organistica.
Deciso nelle proprie posizioni, sapeva essere un prete dall’animo buono e dal consiglio severo e deciso ma mai paternalistico e banale. In una conversazione poteva anche sembrare disattento salvo poi rivolgersi all’interlocutore con una battuta sagace e di spirito, perfettamente coerente con il discorso in atto tanto da far capire in un colpo solo di non aver mai perso il filo e di aver argutamente elaborato il pensiero. Mancherà nella forma in cui manca un parente del quale si sa della presenza e la si dà per scontata. Da buon bisiaco “de Redipuia” è l’ultimo prete del comune di Fogliano Redipuglia e ultimo di quel paese a lasciare questa terra. La sua memoria resta in benedizione.
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