La denuncia del regista Segre: «Impossibile documentare l'interno del Cpr»

La denuncia del regista Segre: «Impossibile documentare l'interno del Cpr»

Il commento

La denuncia del regista Segre: «Impossibile documentare l'interno del Cpr»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 02 Apr 2025
Copertina per La denuncia del regista Segre: «Impossibile documentare l'interno del Cpr»

L'accesso, inizialmente concesso dal Ministero, sarebbe dovuto avvenire oggi ma l'autorizzazione è stata sospesa, «necessario far conoscere cosa succede dentro».

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La denuncia Andrea Segre, accompagnato da Gianfranco Schiavone, Presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà, ex vicepresidente dell'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, e Francesca Colombi di Articolo21 in rappresentanza di Fabiana Martini, l’ha fatta esattamente di fronte al Cpr di Gradisca d’Isonzo. La motivazione è semplice: Segre, insieme a un operatore cinematografico e a due avvocati, sarebbe dovuto entrare nella struttura in data odierna per proseguire in una serie di incontri-interviste dedicati al tema dell’accoglienza e dell’immigrazione con l’associazione ZaLab. Il regista, va detto, era già riuscito a visitare il Centro di Ponte Galeria, alle porte di Roma.

Visita inizialmente accettata e, poi, rifiutata in uno scambio epistolare che Segre ha raccontato alla stampa in una sua denuncia all’intero sistema: «Questo – così il regista – è un luogo dove le persone sono detenute per motivi amministrativi e come operatore cinematografico da mesi sto chiedendo di entrare a perché ritengo che vedere con i propri occhi e ascoltare le testimonianze sia fondamentale».

È il 3 ottobre 2024 quando viene effettuata la prima richiesta da parte di Segre: «Ci vogliono sette giorni di anticipo secondo la normativa per poter accedere. L’autorizzazione arriva il 16 gennaio sia per me che per l’operatore, Matteo Calore, ma viene rifiutata per due avvocati della zona che avrebbero dovuto fornirci un quadro normativo più preciso», così il regista.

Il 16 marzo Segre accetta – con la precisa comunicazione da parte della Prefettura per la possibilità di effettuare immagini e riprese solamente «negli spazi e nelle aree comuni del Cpr con esclusione degli alloggi delle persone detenute» – e scrive all’ente gestore con il quale concorda la data del 2 aprile per la visita ma la sorpresa arriva il 24 marzo quando è la stessa Prefettura di Gorizia, a seguito di una nota del Gabinetto del Ministro, che comunica la sospensione dell’autorizzazione, «“per sopravvenuti motivi di sicurezza” e perché “sono in lavoro imponenti lavori”. Due giorni fa c’è stata una rivolta ma la negazione dell’autorizzazione è precedente. Non abbiamo ottenuto risposte successive», precisa ancora Segre che accusa: «La parabola di questa storia deve essere conosciuta dai cittadini che devono sapere che l’accesso democratico a questi luoghi è pressoché nullo. A me interessa principalmente capire lo stato di queste persone ma anche quello della democrazia locale. La gestione di questi spazi, 9 in Italia, ha una carenza di democrazia molto grave».

A fargli eco Gianfranco Schiavone secondo cui «la vicenda che regola i CPR esprime un concetto chiaro: le visite sono possibili e possono essere impedite per motivi gravi di sicurezza che devono essere documentati e circoscritti, non che in via ordinaria, come accade sempre, non si possa. In Italia si impedisce la libertà di informazione, l’accesso alle associazioni e ai legali ed è evidente che la realtà della situazione deve essere riconosciuta. La non ri-calendarizzazione è la prova della mancanza di rispetto della normativa».

Pieno il sostegno giunto da Articolo 21, per il quale era presente Francesca Colombi, che ha ribadito come il sodalizio agisca «per tutelare l’informazione e la possibilità di informare e poter essere informati. Ci muoviamo su valori e diritti difesi e tracciati dalla Costituzione. Dal 2002 gli episodi di censura subiti dai giornalisti o autori e scrittori sono molti. È diritto dei cittadini avere informazioni chiare e veritiere e fondamentale conoscere cosa sia un CPR», così Colombi. 

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