Cristiano Brumat ordinato diacono, festa a Monfalcone per il seminarista goriziano

Cristiano Brumat ordinato diacono, festa a Monfalcone per il seminarista goriziano

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Cristiano Brumat ordinato diacono, festa a Monfalcone per il seminarista goriziano

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 27 Apr 2026
Copertina per Cristiano Brumat ordinato diacono, festa a Monfalcone per il seminarista goriziano

Nella chiesa di San Giuseppe il rito presieduto da monsignor Redaelli, «lo Spirito continua ad agire nel cuore delle persone».

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L’abbraccio della comunità, degli amici e della famiglia ha accompagnato domenica 26 aprile l’ordinazione diaconale di Cristiano Brumat, seminarista dell’arcidiocesi di Gorizia nato nel 1998, che nella chiesa di San Giuseppe a Monfalcone ha compiuto il passo che precede il sacerdozio. Una celebrazione partecipata e intensa, condivisa da tante realtà che negli anni hanno incrociato il suo percorso di formazione e servizio pastorale.

Accanto all’Unità Pastorale di Monfalcone e Staranzano, dove il giovane seminarista presta servizio, erano presenti anche i fedeli della parrocchia di San Rocco di Gorizia, sua comunità d’origine, oltre ai rappresentanti della parrocchia di San Bonaventura di Cadoneghe, nel Padovano, dove Brumat aveva svolto un anno di servizio. Arrivati anche alcuni fedeli del quartiere Guizza di Padova, legati alla parrocchia di Santa Teresa del Gesù Bambino, dove aveva collaborato durante il proprio cammino formativo.

La celebrazione è stata presieduta dall’amministratore apostolico dell’arcidiocesi, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, affiancato da sacerdoti e diaconi, con il servizio liturgico curato dal seminario e da numerosi ministranti. In prima fila anche i familiari più stretti di Brumat: i genitori Serenella e Fausto, il fratello Gabriele, la nonna Rosanna e la bisnonna Elvira.

Nel corso dell’omelia, monsignor Redaelli ha allargato lo sguardo al futuro della Chiesa e alle sfide che attendono i giovani chiamati al ministero. Il presule ha raccontato di un recente confronto avuto a Roma con un vescovo francese, soffermandosi sul numero crescente di giovani adulti che in Francia chiedono il battesimo. «C’è una forte ricerca di senso tra i giovani, in particolare gli studenti» ha osservato, spiegando come spesso «ciò che inizialmente li avvicina alla Chiesa è la liturgia con il suo fascino e la sua bellezza».

Richiamando i dati diffusi dalla Conferenza episcopale francese, Redaelli ha ricordato che «dieci anni fa i battezzandi adulti erano 4124, nell’ultima Pasqua 13234», oltre a «più di 8.100 adolescenti». Numeri che, secondo l’amministratore apostolico, testimoniano come «la sete di senso non sia venuta meno nelle persone».

Da qui la riflessione sul presente delle comunità cristiane. «Ho tentato di immaginare quale Chiesa attende Cristiano» ha confidato durante l’omelia, ammettendo di aver pensato a «una Chiesa sempre più in fatica, comunità cristiane ridotte e anziane, poco capaci di attirare al Vangelo». Ma subito dopo ha rilanciato la domanda: «Sarà proprio così o potrà esserci un fenomeno come quello francese anche da noi?».

Per Redaelli, il punto centrale resta l’azione dello Spirito Santo: «Anche oggi, come nel passato e come sarà nel futuro, lo Spirito Santo è all’opera nel cuore degli uomini e delle donne». Per questo, ha aggiunto, la Chiesa deve continuare nell’annuncio del Vangelo ma anche «riconoscere l’opera dello Spirito nel cuore delle persone e accogliere coloro che il Signore conduce a lei».

Parlando del ministero diaconale, il presule ha sottolineato che «non è la parola dell’annunciatore che converte, ma lo Spirito che trasforma quella parola in qualcosa che raggiunge il cuore di chi ascolta». Lo stesso vale per il servizio della carità: «Neppure il solo servizio di carità converte le persone, se lo Spirito non opera nel loro cuore affinché possano comprendere ciò che sta alla base di quel servizio gratuito, ossia l’amore».

Rivolgendosi direttamente a Brumat, Redaelli ha quindi formulato il proprio augurio: «Che quello Spirito che opererà in te, ti permetta di vedere la sua azione misteriosa nel cuore delle persone che tu servirai, anzitutto i poveri». E ancora: «Ti aiuti ad accogliere e accompagnare queste sorelle e questi fratelli chiamati alla fede dal Signore».

Al termine della celebrazione, Luca Laurenti ha portato il saluto dell’Unità Pastorale di Monfalcone e Staranzano: «Siamo davvero orgogliosi di aver camminato insieme a te lungo questo percorso, fatto di crescita, ascolto e dono». Un dono simbolico è stato consegnato anche dal gruppo ministranti della parrocchia di San Rocco di Gorizia.

Più volte gli applausi hanno accompagnato la liturgia, culminando nei ringraziamenti pronunciati dallo stesso Brumat. In chiusura, monsignor Redaelli ha espresso l’auspicio che «l’esempio di Cristiano sia di auspicio affinché altri ragazzi e ragazze decidano di seguire il Signore dedicando la propria vita al suo servizio».

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