LE SENTENZE
Il Consiglio di Stato accoglie l’appello del Comune di Monfalcone: non si prega nei Centri islamici

Tre sentenze confermano la validità delle ordinanze comunali. Cisint, «stop all’illegalità». Il legale dei Centri, Latorraca, «preghiera possibile senza aumento carico urbanistico»
Si conclude oggi, mercoledì 2 aprile, il lungo contenzioso scaturito nel novembre 2023 tra i Centri Islamici cittadini Baitus Salat e Darus Saalam e il Comune di Monfalcone. Il Consiglio di Stato ha emesso tre sentenze firmate dal presidente Vito Poli e dall’estensore Alessandro Enrico Basilico. In tutti i verdetti, il massimo organo della giustizia amministrativa – in sede giurisdizionale, sezione II – si è pronunciato a favore dell’appello del Comune e ha respinto il ricorso di primo grado proposto dai Centri. Le ordinanze dirigenziali del Comune sono dunque valide.
«Il Consiglio di Stato ha stabilito che il Piano Regolatore va rispettato» comunica in un breve video l’europarlamentare ed ex sindaco della città, Anna Cisint. Pertanto – secondo l’esponente leghista – va rispettata la destinazione d’uso dei due locali (residenziale e commerciale). «Il Consiglio di Stato, accogliendo la posizione dell’amministrazione comunale, ha dato lo stop all’illegalità dei centri islamici di Monfalcone con tre sentenze destinate a segnare finalmente una svolta alle pretese islamiche di poter impunemente gestire le loro strutture al di fuori del rispetto delle nostre leggi. Finalmente è stata fatta chiarezza ed è stata premiata la mia risolutezza nell’oppormi alle ripetute violazioni delle norme e alle pressioni e minacce subite dalle frange integraliste che mi hanno costretto ad avere la scorta personale» afferma Cisint in una nota divulgata poco dopo le 15 di oggi.
«Si tratta di decisioni che creano un precedente nel nostro Paese dove sono fiorite moschee e luoghi di preghiera senza alcun rispetto dei regolamenti urbanistici e soprattutto dell’incolumità pubblica e della sicurezza verso i cittadini – continua l’europarlamentare - di fronte alle tante situazioni che si verificano in molte città d’Italia, è ora possibile intervenire e far valere le ragioni della legalità. Le sentenze, in particolare, stabiliscono, che la destinazione di un edificio a luogo di culto debba essere legittima tanto sul piano formale per effetto di acquisizione del titolo edilizio, quanto su quello sostanziale della conformità alla disciplina urbanistica».
«È un risultato di assoluta rilevanza e che richiede ora di proseguire nelle battaglie della Lega per il divieto dell’uso del velo per la copertura dei volti delle donne musulmane. Occorre anche fare chiarezza sui finanziamenti che provengono dai Paesi più integralisti del mondo dove si formano, spesso anche gli iman che predicano nelle nostre città» conclude Cisint che ringrazia anche la maggioranza dell’amministrazione uscente, i tecnici comunali e l’avvocato Teresa Billiani».
Una differente lettura viene fornita dal legale dei Centri islamici, Vincenzo Latorraca. «In realtà – sono le sue parole – la sentenza conferma integralmente il nostro impianto di difesa. In quegli immobili è possibile che abbiano sede dei luoghi di culto. In realtà il piano regolatore lo consente. E questo non vale solo per le zone S2». Per Latorraca si potrà continuare a pregare nelle due sedi di via don Fanin e di via Duca D’Aosta. Per giustificare questo cita i punti 10 e 11 della sentenza 02822 facendo riferimento alle questioni del sovraffollamento e dell’aumento del carico urbanistico.
Secondo la lettura del legale si potrà pregare nelle sedi «senza determinare un aumento del carico urbanistico». «Il Comune prenda atto che la disciplina urbanistica consente la possibilità di insediare un luogo di culto. Questo a mio modo di vedere è un dato di partenza e non definitivo. Quanto accadrà in futuro non posso saperlo, intanto ordinanze e sentenze vanno rispettate».
Diversa è la questione rispetto al piazzale dell’ex Hardi di via Primo Maggio. «Su questo il Consiglio di Stato dice che il luogo va considerato unitariamente – spiega Latorraca – quindi se l’edificio è inagibile, l’inagibilità si estende anche sul piazzale esterno e lì non si potrà andare a pregare». Intanto il Comune “tira dritto” e per domani mattina, giovedì 3 marzo, sul tema è stata convocata una conferenza stampa dal titolo “Bloccate le moschee irregolari” al gazebo elettorale del centrodestra in piazza della Repubblica.
Aggiornamento delle ore 18
Contattato dalla nostra redazione, Rejaul Haq Raju, responsabile del Centro di via don Fanin, riferisce di «preghiere quotidiane sospese». Continueranno invece le altre attività non legate alla preghiera. Haq non si spinge a commentare le sentenze ma si rifà alle dichiarazioni espresse dal loro legale.
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