LA NOTA
Comunità bengalese nel Monfalconese, Cisint: «Disponibilità dei Comuni di sinistra è solo apparente»
Per l'europarlamentare leghista gli Enti del Mandamento «decidano di farsi carico delle conseguenze dell’incontrollato arrivo nel territorio».
«Non è mai troppo tardi perché i Comuni del monfalconese decidano di farsi carico delle conseguenze dell’incontrollato arrivo di bengalesi nel territorio, ma devono farlo non solo in termini propagandistici, bensì assumendosi le criticità reali che questa presenza comporta. Sinora la città di Monfalcone è stata lasciata sola ad affrontare le conseguenze di un modello produttivo, basato sull’arrivo di extracomunitari, sviluppatosi durante le giunte Pizzolito e Altran e successivamente alimentato dai ricongiungimenti facili, che l’attuale governo sta ora regolamentando».
Ad affermarlo, è l'europarlamentare leghista Anna Maria Cisint che interviene dopo la due giorni - ospitata alla Casa delle Associazioni di Pieris, frazione del Comune di San Canzian d'Isonzo - dedicata all'assistenza che il Consolato bengalese a Milano ha fornito ai richiedenti il passaporto bengalese.
«Poiché le amministrazioni precedenti non hanno pianificato le relative ricadute, negli ultimi dieci anni la mia amministrazione si è sobbarcata i fabbisogni dei servizi scolastici, sociali e sanitari, si è trovata a rispondere a gravi problemi di rispetto dell’igiene e a sovraffollamenti diffusi. Ma soprattutto si è dovuta confrontare con il rifiuto di ogni integrazione da parte di una comunità che, anziché rispettare i nostri ordinamenti, si regola secondo le norme della sharia, che legittimano la sopraffazione delle donne e generano comportamenti incompatibili con le nostre leggi, come avvenuto nel caso dei centri islamici trasformati in luoghi di preghiera» aggiunge Cisint.
«L’atteggiamento di alcuni Comuni del Monfalconese mostra il volto ipocrita di una disponibilità solo apparente, che non si è mai concretizzata nell’offerta di alloggi residenziali o di accoglienza scolastica. In questo modo tali amministrazioni comunali, consapevolmente o inconsapevolmente, alimentano l’integralismo di una comunità islamica sempre pronta a rivendicare agevolazioni e vantaggi, ma mai disponibile a seguire e onorare le nostre regole» conclude l'europarlamentare.
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