Il Capodanno cinese porta al Verdi la ‘Celeste armonia’ della danza

Il Capodanno cinese porta al Verdi la ‘Celeste armonia’ della danza

il balletto

Il Capodanno cinese porta al Verdi la ‘Celeste armonia’ della danza

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 22 Feb 2026
Copertina per Il Capodanno cinese porta al Verdi la ‘Celeste armonia’ della danza

Il balletto è andato in scena nella serata di sabato con una straordinaria Beijing Academy Chinese Classical Dance, introducendo l'anno del Cavallo di Fuoco.

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Cultura antica e fascino intramontabili, la Cina è oggi la seconda potenza economica mondiale dopo gli Stati Uniti. Un Paese in cui l’essenza e lo spirito di un popolo si manifestano anche attraverso la danza, che nella serata di ieri – 21 febbraio – si è espressa in tutto il suo splendore con lo spettacolo “Celeste armonia”, in scena al Verdi come quarto appuntamento nel cartellone di musica e balletto. Dopo la prosa di “guerra senza mezzi termini” narrata goccia a goccia da Elio Germano lo scorso giovedì, ecco che a commuovere il pubblico è la catarsi felice del pathos orientale. Sotto la direzione di Zhang Haijun e Hu Huaibei, il giovanissimo corpo di ballo della Beijing Academy Chinese Classical Dance si è esibito in uno straordinario percorso di purificazione dell’anima, articolato fra danza accompagnata da musica – “yue wu” - e opera tradizionale cinese. Ad aprire le fluide danze di “Inchiostro” è il tulle bianco degli uomini, cui si unisce il velo nero del gruppo femminile per riprodurre il concetto esposto nel trattato “Dipinti famosi di tutte le epoche” di Zhāng Yànyuăn. Il gelso cinese trova invece spazio nella “Danza della fragranza” con la coreografia di Hú Yán, in cui il ballo di corte si sprigiona dal verde e dall’arancio della solista.

Capelli lunghi e vesti verdi il gruppo maschile si esibisce in “Atarassia” per incarnare gli intellettuali cinesi indifferenti a fama e successo. Qui le caratteristiche “maniche ad acqua” – “shuixiu” – un tempo indossate dagli aristocratici fluttuano con leggerezza simili alle increspature del mare, a racchiudere in sé eleganza, grazia e signorilità. Fino a cedere il passo alla danza ritmata del "Tà Gē” – medaglia d’oro al “Lotus Award” – che in una sorta di risveglio della Natura riproduce la meraviglia dei fiori nella coreografia di Sūn Yngǐ. A chiudere il primo tempo è la delicatissima “Storia d’amore sotto l’ombrello”, nel quale il linguaggio delle emozioni sboccia al riparo sotto un ombrellino dipinto. Un linguaggio antico che si traduce in coreografie moderne, da cui affiora intatta la potenza della tradizione. Lirismo, acrobazie e figure simboliche si coniugano con i colori cangianti dei costumi, che vibrano all’unisono per rappresentare il fluire del Fiume Giallo o verdi montagne lontane.

Se “Il canto della fenice” mostra il virtuosismo dei danzatori, in “Guānyīn dalle Mille Braccia” riecheggia il palpitare delle mani dalle lunghissime e seducenti unghie dorate, con una fila di ballerine che esibiscono sofisticati copricapi ispirandosi all’immagine della dea nella grotta di Dūnhuáng. Danze che traggono ispirazione da personaggi storici e letterari, ma anche dalle arti marziali del “Wu Shu” - risalente alla dinastia Liang e menzionato nella raccolta letteraria del principe Zhaoming – o dell’arte marziale degli Otto Diagrammi denominata “Ba Gua”. È il caso de “L’esercito di Guīyì”, dove guerrieri dalle lente movenze sembrano impugnare una spada invisibile: la così detta “jian” che racchiude nobiltà, rettitudine e sapienza e veniva impiegata per coltivare l'intelletto oltre che la forza fisica. A rinviare alla filosofia classica sono poi i concetti della cosmologia taoista sull’origine del mondo e dell’universo, come accade nella danza intensa e sofferta di “Nessuna domanda”, dove il solista corre e si abbandona ad acrobazie mentre in sottofondo scorre un ruscello. Una danza ispirata al pensiero di Wáng Yángmíng, che ci rammenta: «Montagna o fiume, prato o albero, ama ciò che ami, fai ciò che fai, ascolta il tuo cuore e non chiedere nulla». Non sono passati che pochi giorni dall’inizio dei festeggiamenti per il Capodanno cinese, che già si palesano gli effetti dell’Anno del raro Cavallo di Fuoco: «L’energia del cavallo è associata allo Yang - rimarca il docente di studi asiatici Jonathan Lee dalle colonne del National Geographic – che è attiva, dinamica e generatrice di vita».

Non a caso l’antico proverbio recita: «Quando arriva il cavallo arriva il successo». Un trionfo che riecheggia nell’ambizione e vitalità degli artisti sul palco, tradotta nel body rhythm per coniugare il plasticismo del movimento con i palpiti dell’organza. Oltre mezzo secolo di ricerca e studio portati avanti dal Comitato scientifico dell’Accademia di danza di Pechino, grazie alla tenacia di artisti quali Li Zheng-yi - fra le fondatrici della formazione di danza classica - o Tang Mancheng, fautrice di una danza fondata su ritmo e fluidità dei movimenti. Una valorizzazione della memoria storica proiettata nel futuro con elementi stilistici moderni, che mirano a far riaffiorare le radici di uno dei Paesi più antichi e ricchi di cultura. Un eterno fluire che richiama alla mente il poeta della nostra “Ginestra” e al contempo evoca quell’Oriente fittizio costruito da Brecht con “L’anima buona del Sezuan”. Mentre nella parabola del drammaturgo tedesco la bontà è destinata a naufragare, nel balletto sinico bellezza ed emozione sfociano in coinvolgente fruizione estetica, trascinando la platea in una serata di energia e spensieratezza accolta dai lunghi applausi della conclusione. (Foto, Rossana D'Ambrosio

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