Brazzano, Legambiente Gorizia: «Opere provvisorie non diventino definitive»

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LA NOTA

Brazzano, Legambiente Gorizia: «Opere provvisorie non diventino definitive»

Di REDAZIONE • Pubblicato il 07 Apr 2026
Copertina per Brazzano, Legambiente Gorizia: «Opere provvisorie non diventino definitive»

Dopo l’alluvione di novembre, l’associazione denuncia la mancanza di trasparenza sugli interventi e chiede accesso agli atti.

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A distanza di mesi dall’alluvione che lo scorso novembre ha colpito il territorio goriziano, restano aperti interrogativi importanti sulla gestione delle frane e sugli interventi messi in campo per la messa in sicurezza. In particolare, il caso di Brazzano torna al centro dell’attenzione pubblica, con la presa di posizione di Legambiente Gorizia APS che chiede maggiore chiarezza.

L’associazione evidenzia come «non esiste un dialogo chiaro tra le amministrazioni locali e la popolazione su quali strade si intendono intraprendere», sottolineando anche l’assenza di informazioni condivise sulle conoscenze geologiche dei siti e sugli approcci tecnici adottati.

Gli eventi franosi registrati nei mesi scorsi, in alcuni casi anche con esiti tragici, vengono letti come il risultato di precipitazioni localizzate ma significative in un territorio fragile. «Un ormai classico evento piovoso localizzato, di intensità media, ha causato degli eventi franosi importanti», si legge nel comunicato, evidenziando come tali fenomeni siano destinati a ripetersi nel tempo.

Un punto centrale riguarda la natura stessa delle frane: «nessun evento franoso, nessun smottamento, crollo o distacco sono uguali tra loro e replicabili». Per questo, secondo Legambiente, appare discutibile l’adozione di soluzioni standardizzate per situazioni tra loro molto diverse.

Nel documento si critica infatti il ricorso sistematico a interventi simili: «fa specie che davanti a molteplici eventi franosi, diversissimi tra loro anche se si manifestano nello stesso tempo e luogo, si intervenga allo stesso identico modo», con opere come gabbionate, scogliere e strutture in cemento armato, senza che sia chiaro se queste servano «per impedire o per resistere all’evoluzione franosa».

L’associazione mette in discussione anche l’approccio generale agli interventi, interrogandosi se sia corretto opporsi ai cambiamenti del territorio oppure adattarsi a essi: «siamo certi che gli interventi corretti siano quelli di resistenza/opposizione e non di adattamento alla nuova conformazione stabile determinata dalla frana stessa?».

Un tema che si lega al rischio di interventi non adeguati: «se manca o è superficiale la conoscenza geomeccanica delle rocce e dei sedimenti sciolti, è possibile che l’instabilità dell’area aumenti, con nuove frane, anche di dimensioni maggiori».

Nel caso specifico di Brazzano, l’intervento previsto viene descritto come temporaneo, ma su questo punto emergono forti perplessità. «Da quello che è dato sapere e facendo finta di credere che una simile quantità di cemento, gabbionate e scogliere siano provvisori, viene da chiedersi in cosa possa consistere “l’intervento definitivo” e chi e quando potrà mai farlo», si legge nel comunicato, mettendo in dubbio la reale natura provvisoria delle opere in corso.

Da qui la richiesta di maggiore trasparenza, anche alla luce del valore dell’area interessata: «un’area di pregio economico e paesaggistico che richiederebbe processi trasparenti e partecipati per addivenire a decisioni che devono essere prese in coerenza con la storia dei luoghi e con le prospettive che la popolazione intravvede per il proprio futuro».

Per ottenere risposte, Legambiente Gorizia APS ha presentato una richiesta di accesso agli atti alla Protezione Civile e, per conoscenza, alla Direzione centrale Difesa dell’Ambiente, al Servizio difesa del suolo, al Servizio geologico e al Comune di Cormons. L’obiettivo è fare chiarezza sugli interventi realizzati dopo gli eventi franosi dello scorso novembre. In attesa di riscontro, resta forte la richiesta dell’associazione: evitare che soluzioni emergenziali si trasformino in interventi permanenti privi di una visione chiara e condivisa.

Foto di Zucco Mattia

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