LA VISITA
Aiga Gorizia entra in carcere: attività, lavoro e reinserimento al centro
Sopralluogo nella casa circondariale con direzione e operatori: 80 detenuti a fronte di 63 posti, ma ampia adesione a corsi e percorsi formativi.
Nel primo pomeriggio di ieri, 1 aprile, una delegazione di Aiga Gorizia, l’Associazione Italiana Giovani Avvocati, ha visitato la casa circondariale cittadina nell’ambito del progetto nazionale che ogni anno, nel periodo pasquale, porta i giovani avvocati all’interno degli istituti di pena.
All’incontro hanno preso parte la direttrice Caterina Leva, la dirigente della polizia penitenziaria Donatella Nardacchione e la funzionaria giuridico-pedagogica Margherita Venturoli, con cui è stata realizzata un’intervista seguendo un format condiviso a livello nazionale. Presenti anche la presidente di Aiga Gorizia Chiara Russo, insieme ai componenti dell’associazione Nikolas Semolic, Federica Esposito ed Enrica Canciani.
«Abbiamo realizzato un’intervista alla direttrice insieme alla dirigente della polizia penitenziaria e alla funzionaria giuridico-pedagogica sulla base di un format nazionale», spiega Russo, sottolineando il valore dell’iniziativa nel creare un confronto diretto con chi opera quotidianamente all’interno della struttura.
Quella di Gorizia è una realtà particolare nel panorama penitenziario italiano. «È un carcere sui generis, perché ospita solo detenuti maschi adulti protetti, cioè persone che hanno commesso reati come quelli di natura sessuale o maltrattamenti», evidenzia la presidente. Una specificità che incide anche sulla composizione e sulla gestione della popolazione carceraria.
Attualmente i detenuti sono 80, a fronte di una capienza regolamentare di 63 posti. «È un dato significativo», osserva Russo, che poi dettaglia la situazione: 49 condannati definitivi, 18 in attesa del primo grado di giudizio, 10 appellanti, uno con ricorso in corso e due in posizione mista. L’età minima è di 18 anni, con una presenza limitata di giovani adulti sotto i 25, mentre «circa una ventina sono stranieri, il resto italiani».
Uno degli aspetti più rilevanti emersi durante la visita riguarda l’ampio ventaglio di attività proposte all’interno della struttura. «Il carcere di Gorizia si dà molto da fare per le attività sia lavorative che formative», rimarca Russo. Sul fronte occupazionale, 8 detenuti sono impiegati stabilmente in servizi come cucina, contabilità, manutenzione e pulizie, mentre altri 10 lavorano a rotazione. Tre svolgono attività all’esterno e uno è impiegato nelle pulizie del tribunale, oltre a tre persone in regime di semilibertà.
Accanto al lavoro, è particolarmente sviluppata l’offerta formativa e trattamentale. «Ci sono moltissimi corsi, dall’alfabetizzazione alla scuola media, fino a quelli professionalizzanti come cucina, teatro, mosaico ed edilizia», spiega. A questi si affiancano attività espressive come pittura, canto, scrittura creativa, yoga e giornalismo, oltre a percorsi psicoterapeutici «dedicati in particolare agli uomini maltrattanti, che rappresentano una parte consistente della popolazione detenuta».
La partecipazione è ampia: «Tra 60 e 70 detenuti su 80 prendono parte alle attività, quindi quasi tutti». Un dato che si collega direttamente alla funzione rieducativa della pena. «Il carcere è sempre un carcere, nel senso che la pena va scontata, ma è fondamentale il principio dell’articolo 27 della Costituzione: la funzione rieducativa. Queste attività servono proprio a dare strumenti per il futuro».
Dal punto di vista sanitario, la struttura può contare su un sistema organizzato con 4 medici e il supporto della continuità assistenziale nelle ore notturne. Le visite specialistiche, in particolare dermatologiche, odontoiatriche e psichiatriche, vengono garantite con cadenza quindicinale o su richiesta. «Per alcune prestazioni i tempi sono anche più rapidi rispetto all’esterno», osserva Russo. Sono 4 i detenuti con patologie psichiatriche conclamate seguiti dal Centro di salute mentale.
Tra i dati segnalati, anche l’assenza di suicidi. «È un elemento importante», conclude la presidente, «che restituisce una fotografia complessa ma anche, per certi aspetti, positiva della gestione della struttura».
La visita si è conclusa con un momento di confronto sull’importanza delle attività interne come strumento concreto di reinserimento sociale, con l’obiettivo di offrire ai detenuti competenze utili per costruire un percorso diverso una volta terminata la pena.
In foto, da sinistra: avvocato Nikolas Semolic, socio Aiga Gorizia, dottoressa Donatella Nardacchione Dirigente della Polizia Penitenziaria, dottoressa Margherita Venturoli, Funzionaria giuridico pedagogica, dottoressa Caterina Leva Direttrice del carcere, avvocato Chiara Russo Presidente AIGA Gorizia, avvocato Federica Esposito Segreteria AIGA Gorizia, avvocato Enrica Canciani componente del Direttivo di AIGA Gorizia.
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