Addio a Luciano Furlan, ultimo cestaio di Fogliano custode di un sapere antico

Addio a Luciano Furlan, ultimo cestaio di Fogliano custode di un sapere antico

gli ultimi gesti

Addio a Luciano Furlan, ultimo cestaio di Fogliano custode di un sapere antico

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 30 Mar 2026
Copertina per Addio a Luciano Furlan, ultimo cestaio di Fogliano custode di un sapere antico

Aveva 96 anni. Era stato insignito dall’Associazione culturale bisiaca, diventando simbolo di una tradizione scomparsa.

Condividi
Tempo di lettura

Si è spento l’altro ieri Luciano Furlan, ultimo cestaio di Fogliano, figura che per decenni ha incarnato una delle tradizioni più radicate della Bisiacaria. Aveva novantasei anni. Lascia la moglie Carla e il figlio Fulvio. Le esequie saranno celebrate a Fogliano nella chiesa parrocchiale di Sant’Elisabetta alle 11.

Con la sua scomparsa si chiude definitivamente una storia collettiva che affonda le radici nell’Ottocento, quando intrecciare il vimine era sì un mestiere ma soprattutto una vera economia domestica. A Fogliano intere famiglie vivevano della produzione di cesti e canestri, venduti poi nei centri vicini, da Gorizia a Trieste.

Furlan era nato nel 1929 proprio dentro quel mondo. Aveva imparato da ragazzo osservando il padre, senza passare dalla scuola dei cestai che per anni aveva formato generazioni di artigiani locali. Una scelta che lo aveva portato a sviluppare uno stile personale, lontano dalla produzione in serie e più vicino a una dimensione quasi artistica del lavoro.

Nel corso della sua vita aveva continuato a intrecciare, anche quando il mestiere era ormai scomparso. Già dagli anni Trenta, infatti, molti foglianini avevano abbandonato il vimine per impieghi più sicuri e meglio retribuiti, soprattutto nei cantieri navali di Monfalcone. Lui invece era rimasto, fedele a una pratica fatta di pazienza e conoscenza dei materiali.

Amava raccontare le difficoltà del lavoro, spiegando come ogni ramo fosse diverso: più duro, più elastico, più fragile. Una varietà che richiedeva esperienza e sensibilità, trasformando ogni oggetto in un pezzo unico, curato nei dettagli e pensato per durare nel tempo.

Nella sua casa delle ‘Vilete’, aveva continuato a lavorare fino agli ultimi anni, in silenzio. Non senza una punta di ironia, quando gli veniva ricordato il suo primato rispondeva: «L’ultimo, non esistono più». Nel tempo era stato riconosciuto come maestro dall’Associazione culturale bisiaca, proprio per la qualità delle sue opere e per il valore della testimonianza che rappresentava.

Una delle prime interviste del nostro quotidiano è stata proprio a Furlan durante la quale aveva raccontato aneddoti e particolarità di un’arte ormai scomparsa. Con Luciano Furlan se ne va quindi un artigiano, ma l’ultimo anello di una tradizione che aveva segnato l’identità di un paese. Restano i suoi cesti, intrecciati uno a uno, e il ricordo di un sapere che oggi non ha più eredi.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Video
Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione